Salento

 

Scopri la Milano che respira, cresce e si rigenera. Una città fatta di giardini segreti, orti condivisi, architetture sostenibili e progetti che mettono al centro la persona e l’ambiente.

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Marrakech tra radici e sostenibilità

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Marrakech: la Moschea della Koutoubia Foto ©Piergiorgio Pescali

Ogni azione che compiamo si ripercuote sull’intero mondo in cui abitiamo. Forse in modo impercettibile se prese singolarmente, ma sommate le une alle altre, queste azioni assumono un peso sufficientemente considerevole tanto da poter causare cambiamenti significativi nella nostra casa comune. Il turismo è una delle attività dell’uomo che più ha stravolto gli stili di vita di intere popolazioni. È quindi importante rimettere sui giusti binari (per quanto sia possibile farlo) le attività ad esso legate cercando di lasciare che le proprie impronte nei luoghi che visitiamo non diventino troppo evidenti.

Se in Europa questa pratica è ormai diffusa, più difficile è farlo in luoghi dove il turismo è stato sempre visto come attività riservata a una élite spesso snob o al più stravagante.

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Marrakech: la corte dell’Angsana Riad Dar Zaouia ©Piergiorgio Pescali

Il Marocco è una di queste mete e Marrakech, con la sua storia che risale alla dinastia Almoravide, i suoi scambi commerciali e culturali, i racconti di Elias Canetti, il continuo alternarsi tra raffinatezza e tradizione è la città che più rappresenta la volontà del Paese di adattare le proprie strutture turistiche a nuove forme di scoperta.

Proprio questa sua inclinazione cosmopolita ha trasformato Marrakech in una delle città più attrattive per il turismo internazionale, ma il fascino e l’atmosfera che emerge dalle lettere che Pierre Bergé scrisse a Yves Saint Laurent, rimane sostanzialmente intatto.

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Memoriale a Yves Saint Laurent e Pierre Bergè nel Jardin Majorelle di Marrakech ©Piergiorgio Pescali

Ed è proprio dai Giardini Majorelle, voluti dal pittore Jacques Majorelle nel 1931 per creare un suo personale laboratorio botanico, che inizio la visita della città. I giardini sono decentrati rispetto al centro storico e al souk e hanno persino rischiato di scomparire, sommersi dall’allargamento della città che da poche decine di migliaia di abitanti che faceva negli anni Trenta del secolo scorso, oggi si è dilatata a più di un milione. Nel 1980 Yves Saint Laurent e il suo compagno Pierre Bergé decisero di acquistare la tenuta di 9.000 metri quadrati per ridare vita ad un polmone di verde in una città che stava perdendo il suo connubio con la natura.

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Marrakech: Jardin Majorelle ©Piergiorgio Pescali

Passeggiare tra le piante, sedersi sulle rive dei piccoli laghetti coperti da ninfee su cui saltano raganelle, è sicuramente una delle attività più rilassanti che ci si possa concedere dopo una giornata di vociante turbinio tra i vicoli della medina. Il periodo migliore per visitare i giardini è verso il tramonto, quando la luce del sole tinteggia in riflessi caldi le ombre e fa risaltare il famoso blue Majorelle, il colore cobalto acceso che Majorelle produsse ispirandosi ai colori berberi (altri affermano che il blu riproponeva il colore delle tute degli operai, ma non vi è alcuna prova a sostegno della tesi).

Marrakech, Jardin Majorelle: dettagli di piante ©Piergiorgio Pescali

Il roseto con i giardini del parco Lalla Hasna che fanno da sfondo al minareto della moschea Koutoubia, rappresentano la risposta “popolare” e locale al pur splendido, ma sofisticato e occidentale, spazio Majorelle. Se quest’ultimo si trova immerso nella ville nouvelle, il parco pubblico su cui si affaccia la Koutoubia è la porta d’accesso alla medina e alla famosa piazza Jamaa al Fna.

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Marrakech: il minareto della moschea della Koutoubia ©Piergiorgio Pescali

Costruita a partire dal 1147 dagli almohadi per rimpiazzare la precedente moschea almoravida (la scusa era che l’allineamento verso la qibla era sbagliato), venne poi rimpiazzata da una terza moschea (quella oggi esistente), identica alla seconda, ma con un orientamento leggermente diverso. Chiusa ai non musulmani, il luogo santo ha nel minareto la sua rappresentazione architettonica più importante del Paese. Le proporzioni delle misure (un quadrato di 12,8 metri di base, un’altezza di 69 metri per il torrione principale a merlatura su cui poggia una seconda torre, chiamata lanterna, di 8 metri) sono ancora oggi utilizzate come archetipo per molti minareti nazionali. La guglia a tre palle che sormonta la lanterna è il simbolo cittadino: le sfere, fatte su ordine della moglie di Yacoub el Mansour che le pagò con la propria gioielleria come perdono dei peccati da lei commessi, avrebbero diversi significati a seconda delle interpretazioni. Per i fedeli più ortodossi simboleggerebbero le moschee delle tre città sante islamiche: la moschea Al Haram a Mecca, la moschea del Profeta a Medina e la moschea al Aqsa a Gerusalemme. Per altri, invece, sarebbero più prosaicamente i simboli dei tre elementi che danno origine alla vita: acqua, fuoco e aria.

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Marrakech: Jamaa El Fna all’imbrunire ©Piergiorgio Pescali

Accanto alla Koutoubia, la Jamaa el Fna è forse il luogo più famoso di Marrakech. Qui una visita serale è d’obbligo: mentre l’immensa piazza si riempie di giocolieri, venditori di frutta, musicisti, ristorantini sulle terrazze dei caffè circostanti ci si riposa bevendo tè alla menta, caffè, un succo di frutta o una bibita fresca. È proprio qui, però che occorre prestare la massima attenzione. All’interno degli halqa (il cerchio di gente che si accalca attorno agli hlaiqi, gli artisti), ci possono essere trappole poco piacevoli, anche se a prima vista attraenti ed esotiche. I cantastorie, gli acrobati, i comici, gli astrologi si esibiscono accanto a incantatori di serpenti e possessori di bertucce (scimmie di Barberia). Poco importa se le scimmie ed alcuni dei rettili esposti al pubblico facciano parte di specie protette: i poliziotti che presidiano la piazza non sembrano interessarsene.

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Marrakech Jemaa El Fna. Un incantatore di serpenti usa le bestiole per attrarre i turisti ©Piergiorgio Pescali

Gli animali sono sottoposti a vere e proprie torture per poterli trasformare in innocue marionette: ai serpenti vengono tolti i denti veleniferi e, dato che questi ricrescono abbastanza velocemente, per essere sicuri che non mordano viene loro cucita la bocca lasciando uno spazio per permettere l’estensione della lingua. Le scimmie, invece, vengono spesso costrette in spazi angusti, tenute sempre al guinzaglio e, quando capita l’occasione, vendute a famiglie. Poco distante, invece, calessi multicolori aspettano turisti lasciando cavalli sbuffare sotto il sole e l’afa dei 50 gradi estivi.

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Jemaa El Fna: calessi e cavalli al sole ©Piergiorgio Pescali

Il souk, sebbene non sia così caratteristico come quello di Meknes o di Fes, è comunque un buon rifugio contro il caldo, specialmente al tardo pomeriggio, quando iniziano a fervere le attività.

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Marrakech. Il Souk ©Piergiorgio Pescali

Attraversandolo e spingendosi verso il Mellah, il vecchio quartiere ebraico, si raggiunge il palazzo Bahia, costruito dal Gran Visir Si Moussa nella metà del XIX secolo e ingrandito alla dimensione attuale dal figlio, Bou Ahmed. Durante il periodo coloniale francese divenne residenza del governatore, sede degli uffici coloniali per poi passare alla famiglia reale all’atto dell’indipendenza marocchina. Oggi Bahia Palace offre ai turisti giardini, cortili con fontane, stanze riccamente decorate che possono solo far immaginare quanto lussuosa fosse la vita dei nobili arabi.

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Marrakech: un ambiente del Bahia Palace ©Piergiorgio Pescali

In questi anni Marrakech ha rilanciato diverse forme di ecosostenibilità tra le quali, la più intelligente e interessante, è rappresentata dalla catena di camere diffuse dei riad (dall’arabo ryad, giardino), antiche dimore nobiliari che si sviluppano attorno ad un cortile centrale.

 

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Bahia Palace: il giardino del Grand Riad ©Piergiorgio Pescali

Il Riad Angsana ha sei strutture che fanno a capo al Riad Si Said, tutte dislocate a pochi minuti a piedi da Jemaa el Fna e il Palazzo Bahia e soggiornare in questa struttura aiuta ad immaginare l’atmosfera che si sarebbe potuto respirare all’interno del palazzo reale negli anni del suo splendore.

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Angsana Riad Dar Zaouia: una stanza da bagno ©Piergiorgio Pescali

Il suo direttore generale, Luc Fougère, è un corso che si è stabilito in Marocco patito di agricoltura biologica. La sua passione si è trasmessa alla struttura, che ha assunto una chiara impronta di sostenibilità offrendo ai clienti una cucina raffinata grazie al suo chef Adil.

Angsana Riad Si Said: particolare del ristorante con salse home maid, olive e peperoncini ©Piergiorgio Pescali

Gli ingredienti utilizzati, dall’olio al miele, al pane fatto in casa, provengono tutti da cooperative certificate, ma anche le stanze rispecchiano la volontà di seguire un’impronta ecologica. L’uso dell’aria condizionata, anche nella canicola estiva è ridotta al minimo grazie al recupero del circolo naturale dell’aria effettuato con il sapiente utilizzo di aperture che incanalano l’aria fresca naturale nelle stanze. Un metodo antico che è stato recuperato per ridare vita ad un quadro storico trasferito nei nostri giorni. A volte anche il recupero delle tradizioni è sinonimo di progresso e di sostenibilità.

PERCHÉ È SOSTENIBILE
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Marrakech: nel Suk ©Piergiorgio Pescali

Il Marocco promuove un turismo responsabile nei confronti delle persone e dell’ambiente premiando le iniziative di turismo sostenibile. Oltre a recuperare i riad in città e trasformarli in alloggi per chi viaggia, negli ultimi anni Marrakech ha fornito un impianto di trattamento delle acque reflue in grado di irrigare otto campi da golf della città oltre al palmeto.

CONSIGLI DI VIAGGIO
Quando andare

Il Marocco è una destinazione ideale tutto l’anno, soprattutto la primavera e l’autunno; ma da luglio a fine settembre il cado a Marrakech è opprimente.

Come arrivare

In aereo si sbarca all’aeroporto di Marrakech-Menara, famoso per essere “l’aeroporto più bello del mondo” secondo la classifica del 2017 dell’alleanza Skyteam, che riunisce 19 compagnie aeree mondiali.

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Marrakech: Jemaa El Fna, alla ricerca del miglior paio di sandali ©Piergiorgio Pescali

Cosa portare

Calze, scarponcini e borraccia se prevedete escursioni, capello o berretto, crema solare, repellente per le punture degli insetti, occhiali da sole per proteggere gli occhi e disinfettanti intestinali.

GREEN TIPS
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Marrakech, Jemaa El Fna. Addestratore con la sua scimmia macaco ©Piergiorgio Pescali

Rispettate gli usi locali legati alla tradizione e alla religione. le moschee non accessibili per chi non è musulmano, per esempio. Cambiate il denaro solo nei luoghi ufficiali e non per strada, ma le carte di credito sono accettate un po’ ovunque. Sarebbe meglio evitare di fotografare, dietro vostro compenso in qualità di turisti, gli animali che vengono sfruttati come attrattiva turistica.

Siti web utili

visitmorocco.com/it 

angsana.com/morocco/riads-collection

 

Piergiorgio Pescali lavora nel campo della ricerca scientifica. Viaggiando spesso per lavoro, collabora anche con riviste, quotidiani, radio in Europa e Asia. Sud Est Asiatico, penisola coreana e Giappone sono le zone geografiche che frequenta con più assiduità e piacere. Regolare visitatore della Corea del Nord ha incontrato più volte Kim Jong Un e Kim Yo Jong. In Italia ha pubblicato Indocina (Emil, 2010), Il Custode di Terra Santa (ADD, 2013), S-21 nella prigione di Pol Pot (La Ponga, 2015), La nuova Corea del Nord (Castelvecchi, 2019), Versi d'amore e di scienza (Bertoni, 2020), Capire Fukushima (Lekton, 2021), Cappuccino bollente senza schiuma (porto Seguro, 2021), Il pericolo nucleare in Ucraina (Mimesis, 2022)

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