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ViaggieMiraggi: viaggiare bene si può

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C’era una volta il turismo di massa. Autobus climatizzati, selfie davanti ai monumenti, buffet internazionali in hotel che avrebbero potuto trovarsi ovunque e in fondo non erano da nessuna parte. E poi c’era chi, già alla fine degli anni Ottanta, aveva iniziato a chiedersi se ci fosse un altro modo.

Noi di Ecoturismonline abbiamo deciso di non limitarci a raccontarlo: stiamo per partire con ViaggieMiraggi alla volta di Napoli e dintorni, per viverlo in prima persona. Un resoconto completo del viaggio sarà pubblicato su queste pagine al nostro rientro. Nel frattempo, ecco chi sono e come lavorano le persone che ci accompagneranno.

La storia

Tutto nasce nel mondo del commercio equo e solidale, che in Italia comincia a strutturarsi negli anni Ottanta. I contatti con i produttori del Sud del mondo diventano terreno fertile di confronto, scambio e disintermediazione economica, ma anche qualcosa di più: un’irrigazione sociale che trasforma tutti gli attori coinvolti. È quasi naturale che, tra i prodotti e i servizi scambiabili, arrivi presto anche l’idea del viaggio. Nel 1990 viene sperimentato il primo itinerario equosolidale in Ecuador, quello che, con un certo affetto retrospettivo, si può considerare l’embrione di tutto ciò che verrà. Primo di una lunga serie.

Negli anni Novanta la voglia di allargare questa visione anche ai “non addetti ai lavori” spinge la cooperativa Pace e Sviluppo di Treviso a promuovere un soggetto autonomo che, insieme all’Associazione Tures di Brescia, darà vita il 24 novembre del 2000 alla Cooperativa ViaggieMiraggi. Una data, un atto fondativo, e una scommessa: che il turismo potesse essere qualcosa di diverso da una fuga organizzata.

Un viaggio in tre atti

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Cile e Bolivia, proposte di agosto 2026

Chi sceglie ViaggieMiraggi non compra semplicemente un pacchetto. Intraprende un percorso articolato in tre momenti distinti, perché, come sanno bene i lettori di Ecoturismonline, un viaggio responsabile si prepara, si vive e poi si elabora. Prima della partenza è prevista una riunione in cui i viaggiatori incontrano un operatore della cooperativa e gli altri partecipanti: un’occasione per conoscersi, chiarire dubbi sull’itinerario e approfondire le tematiche del turismo responsabile. Non esattamente il classico briefing su orari dei voli e peso dei bagagli.

Durante il viaggio, accanto alle bellezze naturali e culturali di ogni paese, si incontrano rappresentanti di associazioni, cooperative e gruppi impegnati nel commercio equo e solidale, oltre a organizzazioni che lavorano su progetti di sviluppo sociale e ambientale nel Sud del mondo e in Italia. Al rientro, infine, la cooperativa si confronta con viaggiatori e referenti locali e invia un questionario di valutazione: strumento prezioso per ricevere suggerimenti e migliorare le proposte future. Perché anche il feedback, fatto bene, è una forma di rispetto.

Una rete snella su quattro continenti

Gestire collaborazioni con oltre 100 comunità locali in 50 Paesi, sostenendo più di 200 progetti sociali, potrebbe sembrare un’impresa degna di un ministero. ViaggieMiraggi lo fa con 15 persone, prevalentemente in smart working. Una struttura centrale flessibile che coordina le realtà coinvolte nella creazione e realizzazione dei singoli viaggi, privilegiando collaborazioni durature, tanto che in molti casi i partner evolvono fino a diventare soci della cooperativa stessa.

La selezione dei collaboratori avviene con attenzione: analisi delle proposte, visite sul campo, verifica che i servizi rispettino standard di qualità ed etici. Non si tratta di affidarsi alla buona volontà dichiarata, ma di costruire relazioni nel tempo. Le guide sono prevalentemente locali, anche se a seconda del tipo di viaggio può essere presente un accompagnatore italiano o una guida italiana che vive in quel contesto da anni e conosce le comunità del luogo con quella familiarità che nessun manuale può insegnare.

Destinazioni: si scelgono, non si conquistano

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Uganda, un viaggio per agosto 2026

Le nuove destinazioni a catalogo nascono spesso da proposte di soggetti locali che hanno conosciuto ViaggieMiraggi attraverso la rete. Altre volte è il team interno a cercare nuove mete, per rispondere alle richieste di viaggiatori e partner o per portare alla luce progetti sociali, culturali e ambientali che meritano visibilità. Non è mai stato necessario abbandonare del tutto una destinazione per ragioni etiche, ma alcuni viaggi sono stati modificati e rimodulati per continuare a garantire gli standard della cooperativa.

Tra le mete estere più richieste dai viaggiatori italiani in questo momento spiccano Marocco, Colombia, Zanzibar e Georgia. Destinazioni diverse tra loro, accomunate da una cosa: non si visitano, si incontrano.

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Costarica: sono previsti diversi viaggi quest’anno con Viaggiemiraggi

L’Italia scoperta lentamente

Meno scontato, forse, è il lavoro che ViaggieMiraggi ha costruito in Italia, con una rete presente in 17 regioni consolidata nel corso di oltre dieci anni. A partire dal post-pandemia, molti viaggiatori hanno riscoperto la “prossimità”: regioni italiane al posto di mete lontane, cammini a piedi come il Cammino di Santa Barbara nel Sulcis-Iglesiente sardo, il trekking di Pantelleria o le Strade dei Forti nelle Alpi Cozie piemontesi. E poi le grandi città d’arte del Grand Tour ottocentesco – Napoli, Venezia, Torino – reinterpretate nello stile della cooperativa: incontri con gruppi di attivismo civico, tutela delle minoranze, interculturalità, e naturalmente pratiche legate alla valorizzazione del buon cibo locale. Perché anche il cibo è politica.

Chi sono i viaggiatori

Se si cercasse il minimo comune denominatore tra chi sceglie ViaggieMiraggi, emergerebbero tre tratti ricorrenti: curiosità intellettuale e sociale – non si cerca il relax passivo, ma la comprensione -, abitudine al consumo critico con gli stessi princìpi etici applicati al carrello della spesa che vengono portati in valigia, e predisposizione all’ascolto, quella capacità di farsi un passo di lato per lasciare spazio alla voce delle comunità ospitanti.

Il profilo del viaggiatore è cambiato nel tempo. All’inizio erano quasi esclusivamente attivisti, persone profondamente radicate nel mondo dell’associazionismo e del commercio equo. Oggi sono anche professionisti, insegnanti, impiegati, pensionati che non si definiscono attivisti ma sentono il disagio del turismo predatorio e cercano qualcosa di più umano. Quanto ai giovani, Generazione Z e Millennials, arrivano con una consapevolezza sistemica e pragmatica: non si sentono superiori alla comunità che li ospita perché “portano aiuto”, ma sono parte di un unico destino globale. Una differenza sottile ma sostanziale.

Il rischio del turismo responsabile di facciata

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La Vallonia è una tra le mete proposte da Viaggiemiraggi per maggio 2026

Il turismo responsabile è uscito dalla sua nicchia, e questo è un bene. È diventato il linguaggio comune di chiunque voglia viaggiare con gli occhi aperti. Ma, in alcuni casi, è un accessorio di marketing: il cosiddetto socialwashing, che trasforma l’etica in slogan e svuota di significato una battaglia culturale necessaria.

ViaggieMiraggi lo contrasta con strumenti concreti: sono tra i primi a introdurre la trasparenza del prezzo, che permette a ogni viaggiatore di sapere esattamente quanto della propria quota va al volo, quanto ai servizi a terra, quanto alla cooperativa e quanto resta alla comunità locale. I partner non sono fornitori di servizi, ma comunità ospitanti che decidono insieme alla cooperativa come gestire i flussi di visitatori. Il bilancio sociale è pubblico, l’appartenenza all’AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile) implica criteri di valutazione verificabili. E poi c’è la filosofia di fondo: non si vendono fughe ma immersioni nella realtà, con le sue difficoltà e le sue bellezze autentiche, senza filtri pubblicitari.

Da dove cominciare (e dove stiamo andando noi)

A chi si avvicina per la prima volta al turismo responsabile senza sapere da dove iniziare, il consiglio è di cambiare prima di tutto l’intenzione. Non “voglio vedere un posto”, ma “voglio provare a capirlo”. Non serve un volo intercontinentale: esistono territori nel nostro paese che resistono allo spopolamento, giovani che recuperano tradizioni agricole, borghi che rinascono grazie a un turismo che non preda, ma semina valore.

Noi il consiglio l’abbiamo preso alla lettera. Napoli ci aspetta, e al nostro rientro troverete su Ecoturismonline il resoconto di tutto ciò che abbiamo visto, incontrato e, inevitabilmente, mangiato.

Giornalista e Photoeditor, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Vivo tra Milano e la campagna toscana.

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