SOStain, vigneti in equilibrio: il futuro nasce in Sicilia

@ConsorzioDocSicilia
C’è un momento, durante il simposio SOStain a Palermo, che mi ritorna in mente come un fermo immagine: la voce di uno dei relatori che parla dell’astronauta. “Lassù, nello spazio, usi solo ciò che è davvero necessario.” E mentre lo dice guardo la platea, fatta di produttori, ricercatori, comunicatori. Penso: non è poi così diverso dalla terra. Anche qui, nella Sicilia del vino, l’essenziale è diventato una scelta di vita.
Soprattutto quando l’isola possiede uno dei vigneti più estesi d’Italia: un mosaico di colline, altipiani, coste e microclimi che rendono la viticoltura tanto affascinante quanto fragile. Dalle terre calde dell’interno, al clima mite e ventoso delle coste, fino al freddo dei rilievi, la Sicilia è un vero e proprio mix di terreni e caratteristiche ambientali diversificate, che inevitabilmente trovano espressione anche nella ricchissima produzione enologica dell’isola.
SOStain: la sostenibilità del vino
Nata nel 2010, SOStain, il cui presidente è Alberto Tasca d’Almerita, è la prima piattaforma italiana dedicata alla sostenibilità del vino. SOStain è il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura siciliana promosso dal Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia e da Assovini Sicilia attraverso la creazione dell’omonima Fondazione.
Un progetto visionario che oggi riunisce:
- 43 aziende associate
- 33 già certificate
- 6.300 ettari di vigneto
- 23 milioni di bottiglie prodotte secondo criteri ambientali e sociali rigorosi
Il disciplinare impone dieci requisiti minimi e una verifica indipendente. Non si tratta di “diventare green”: si tratta di esserlo davvero, con azioni misurabili.
I requisiti SOStain (in breve)
- Biodiversità in vigna
- Gestione del suolo
- Uso responsabile dell’acqua
- Energia da fonti rinnovabili
- Packaging sostenibile
- Economia circolare sugli scarti
- Benessere del lavoratore
- Etica e trasparenza
- Rapporto col territorio
- Certificazione di ente terzo
Cosa ho imparato al simposio

@ ConsorzioDocSicilia
Sono la prima ad ammetterlo: non sono un’esperta di vini. I vini li scelgo con il naso, il sorriso e la compagnia giusta. Eppure, seduta tra i produttori, ho portato via molto più di quanto mi aspettassi.
La sostenibilità non è un bollino. È una narrazione che deve essere misurabile, credibile, coerente. Serve empatia, serve educazione, serve la capacità di far coincidere ideali e realtà.
Per questo il programma ministeriale VIVA — che analizza vigneto, territorio, aria e acqua — diventa un alleato fondamentale.
Persino il peso della bottiglia conta. La CO₂ risparmiata si misura in tonnellate. Ecco, quindi, il progetto di economia circolare di O-I che utilizza almeno il 90% di vetro riciclato locale nello stabilimento di Marsala, l’unico in Sicilia. Le bottiglie sono molto leggere (410 grammi), riducendo così l’impatto ambientale sia nella produzione sia nel trasporto. Un segno di coerenza.
Perché la bottiglia leggera è un gesto potente?
- Riduce le emissioni da trasporto
- Diminuisce il consumo energetico in produzione
- Favorisce il riciclo
- Comunica un impegno concreto al consumatore
Le api nere, custodi silenziose delle vigne
Tra le storie più emozionanti ascoltate c’è quella del progetto HoneyBees&Vineyard: dieci aziende SOStain hanno aperto le loro vigne all’Apis mellifera sicula, l’ape nera dell’isola. Un insetto minacciato dall’inquinamento che qui ritrova la sua casa naturale. L’ape nera sicula è una sottospecie autoctona resistente al caldo e alla siccità, docile e instancabile. Impollina la flora mediterranea contribuendo alla biodiversità e produce mieli intensi che raccontano l’anima della Sicilia. Ed è anche la prova che la sostenibilità vera abbraccia l’intero ecosistema, non solo la vigna. Perché vive bene nelle vigne SOStain: nessun pesticida di sintesi, flora spontanea, habitat ricchi.
Sicilia, laboratorio di energia sostenibile
Il vino è solo un capitolo di un racconto più ampio. La Sicilia è un hub energetico strategico: il Corridoio South 2, parte di REPowerEU, porterà fino a 4 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile dal Nord Africa. La transizione passa dalle infrastrutture già esistenti, riconvertite con intelligenza. E a Catania, la fabbrica 3SUN produce pannelli fotovoltaici tra i più avanzati in Europa. Dagli scarti agricoli — dalla vite agli agrumi, dalle olive agli allevamenti — nascono bioenergie e biometano. È il “nuovo” modo di immaginare la terra: nulla si spreca.
Perché la natura deve entrare nelle decisioni aziendali
La buona governance passa attraverso l’inclusione del cambiamento climatico nelle strategie aziendali, fronteggia le sfide e indirizza le strategie verso l’impegno a ridurre le emissioni e compensare quelle residue e difficili da eliminare attraverso attività come la riforestazione o la cattura del carbonio. Chapter Zero Italy è la comunità italiana di amministratori e top manager che aiuta le aziende a integrare il clima nelle strategie di governance, supporta i consigli di amministrazione nella comprensione dei rischi e delle opportunità legati al cambiamento climatico e promuove una leadership responsabile allineata agli obiettivi net-zero.
La natura non è più “un’esternalità”. È un asset, un rischio, un capitale da proteggere.
Lo dimostra anche Amorim Cork con il percorso virtuoso dei tappi di sughero, che — raccolti dalle onlus — diventano materiale per edilizia e design. Il riciclo diventa l’occasione per rispettare l’ambiente e per aiutare coloro che necessitano di un sostegno: i proventi della vendita delle tappature di corteccia suberosa sono interamente destinati alle Onlus e ai loro progetti. Solo in Italia, ogni anno, oltre 800 milioni di tappi vengono gettati nella spazzatura. Si tratta di circa 16 milioni di tonnellate di sughero che, così, non possono essere riciclati. Evitare gli sprechi di questo materiale prezioso permette invece di abbattere le emissioni di CO2, che deriverebbero dall’incenerimento, e al contempo di avere un impatto positivo sull’ecosistema.
Tre cantine, tre anime della Sicilia sostenibile

© Maddalena Stendardi
Durante il mio viaggio ho visitato tre cantine che interpretano la sostenibilità in modo personale e narrativo. Ognuna mi ha lasciato un’immagine, un gesto, un sapore.
Tenuta Rapitalà — Il Rinascimento dopo il terremoto
Rapitalà nasce come un atto d’amore: quello tra Hugues Bernard, gentiluomo francese, e la famiglia siciliana. Guarrasi. Dopo il terremoto del Belice decisero di ricostruire. E ricostruirono dal vino. Le colline dorate di Camporeale, il clima ventoso, la cura maniacale delle risorse idriche fanno di questa tenuta un luogo dove la sostenibilità ha il passo elegante della loro storia.
Le pratiche sostenibili di Rapitalà
- Agricoltura integrata
- Risparmio idrico nel vigneto collinare
- Energia rinnovabile
- Cura del paesaggio come patrimonio collettivo
Alessandro di Camporeale — La famiglia come radice
Qui la sostenibilità ha il sapore delle storie tramandate. Tre cugini — Benedetto, Anna e Benedetto junior — continuano il lavoro iniziato dai loro padri, con un approccio che non fa rumore, ma lascia traccia. Le varietà autoctone sono una dichiarazione d’identità. La terra è trattata come un’eredità, non come una risorsa da sfruttare.
Identità sostenibile di Alessandro di Camporeale
- Vigneti biologici certificati
- Conservazione delle varietà autoctone
- Filiera trasparente
- Biodiversità come valore fondante
- Promozione dei prodotti locali durante le degustazioni
- Persone del luogo che lavorano in azienda e coinvolgimento delle comunità della zona
Baglio di Pianetto — L’eleganza del tempo lento
Nel comune di Santa Cristina Gela, si è realizzato il sogno di Florence e del conte Paolo Marzotto, la cui eredità è stata raccolta dal nipote, Grégoire Desforgers. Oggi, è un luogo dove la sostenibilità ha il ritmo della pazienza: vigneti d’altura biologici, uso intelligente dell’acqua, energia pulita, cantina sviluppata in verticale, che sfrutta la geotermia per termoregolare la cantina, la barricaia e i locali di affinamento, tutela del bosco. I vini hanno un respiro contemporaneo, ma raccontano una Sicilia che non dimentica la propria intimità.
I pilastri green di Baglio di Pianetto:
- Biologico dal 2009
- Riduzione drastica dello spreco idrico
- Energia rinnovabile in cantina
- Protezione del paesaggio naturale
Focus su tre vitigni che ho degustato:
Grillo
Un bianco solare e vibrante. Ha profumi di agrumi, fiori e un tocco salino che ricorda il mare dell’isola. In bocca è fresco, pieno di energia, con una nota finale che invoglia a un altro sorso.
Nero d’Avola
Il rosso simbolo della Sicilia: intenso, mediterraneo, capace di unire forza e morbidezza. Racconta aromi di frutti rossi, spezie calde e talvolta un’eco di erbe selvatiche. Al palato è avvolgente, con una personalità che non passa inosservata.
Lucido (Catarratto)
Un bianco storico dell’isola. È delicato e pulito, con sentori di frutta bianca, erbe e una freschezza che lo rende facile da bere. Ha un’anima semplice ma elegante, perfetta per piatti leggeri e momenti informali.
Ma è doveroso ricordare che sono 14 le varietà di vino in Sicilia che possono essere rivendicate come DOC. Le uve a bacca bianca sono: Carricante, Catarratto, Damaschino, Grecanico, Grillo, Inzolia o Ansonica, Moscato d’Alessandria o Zibibbo. Quelle a bacca nera: Alicante o Grénache, Frappato, Nerello Cappuccio, Nerello Mascalese, Nero d’Avola, Nocera, Perricone.
BOX – Palazzo Branciforte a Palermo

© Maddalena Stendardi
Ci sono luoghi che non si limitano a essere visitati: ti avvolgono, ti sorprendono, ti raccontano qualcosa che non ti aspettavi. Palazzo Branciforte, nel cuore di Palermo, è uno di questi. Qui abbiamo partecipato alle Master Class per la degustazione dei vini DOC della regione. Ma è entrando nel suo Monte dei Pegni che l’esperienza cambia tono, si fa più profonda, quasi magica — come se una fenditura invisibile aprisse un passaggio verso un mondo alla Harry Potter.
Varcata la soglia di una porta originale, si apre un dedalo di scaffalature in legno antico che salgono verso l’alto come una foresta verticale che conserva secoli di storie. Le scale sospese, leggere e quasi irreali, sembrano pronte a muoversi da sole, come quelle della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Non ti stupiresti se una di esse cambiasse direzione mentre la stai osservando.
La luce che filtra dall’alto accende riflessi dorati sulle superfici, come se nell’aria fosse rimasta la scia di una magia appena lanciata. Il risultato è un’atmosfera che accompagna passo dopo passo, quasi ti guidasse: non stai solo osservando, stai entrando dentro una storia.
È uno spazio espositivo permanente: ospita la collezione di Opera dei Pupi di Giacomo Cuticchio (pupi, scene, cartelloni). Ed è un monumento della memoria sociale di Palermo: racconta la storia di povertà, solidarietà e dignità di famiglie che lasciavano oggetti in pegno per un prestito. Il Monte dei Pegni è un luogo-soglia, uno spazio dove Palermo rivela il suo lato più misterioso e poetico. Uscendone, hai la sensazione di aver toccato un frammento prezioso della città — uno di quelli capaci di restare con te molto più a lungo del tempo della visita.
Nel Palazzo si trovano anche collezioni archeologiche, numismatiche e della maiolica, la biblioteca, spazi museali, un’area espositiva per mostre temporanee.
Palazzo Branciforte
Largo Gae Aulenti 2, Palermo
Tel. +39 091 8887767 – +39 091 7657621 (biglietteria)
info@palazzobranciforte.it

Lascia un commento