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Moda sostenibile: vestirsi bene senza inganno

Il tessuto lilla è Lyocell, quello giallo è canapa.

Anche nella moda siamo bersagliate da informazioni sulla sostenibilità, al punto che mi sono chiesta quali siano quelle vere e fondate. Ho incontrato Nicoletta Fasani, designer e artigiana tra le figure più interessanti della moda sostenibile.

All’inizio di ogni stagione, Nicoletta si ferma. Prima ancora di toccare un ago o scegliere un colore, si immerge in un mondo fatto di seminari, libri di settore e mostre. È una fase lunga, cinque o sei mesi, in cui la stilista milanese – da anni punto di riferimento della moda sostenibile italiana – lascia che le tendenze si sedimentino dentro di lei, finché non diventano sue. Solo allora inizia la ricerca dei tessuti: quelli giusti per estetica, per sensazione sulla pelle, e soprattutto per rispetto verso il pianeta e le persone che lo abitano.

Nicoletta Fasani, designer e fondatrice dell’omonimo brand di moda – i cui capi hanno forme semplici e si prestano a trasformazioni e composizioni che offrono adattabilità in ogni occasione – non scende a compromessi. I materiali che sceglie devono rispondere a certificazioni precise – GOTS, OEKO-TEX – e preferibilmente essere prodotti in Italia. È una questione di metodo.

Il tessuto che pensa

Tra le fibre che usa di più, una ha conquistato un posto speciale nella sua filosofia: il TENCEL. “Credo che sia una fibra intelligente”, spiega. Termoregolatrice per natura, tiene fresco d’estate e scalda d’inverno, adattandosi al corpo con una logica quasi organica. Al suo fianco, fedele da ancora più tempo, c’è la canapa: Nicoletta la usa fin dal 2012, quando pochi nel settore ne riconoscevano il potenziale. Resistente, anti-sgualcitura, capace di rispondere al calore come al freddo, la canapa è anche la fibra ideale per chi viaggia. “Per chi è sempre in movimento, è perfetta proprio per la sua resistenza: non si stropiccia e si ravviva subito”. A completare il guardaroba del viaggiatore consapevole, suggerisce anche la felpa in cotone biologico: peso giusto, comfort altissimo, compagno discreto di ogni avventura.

Etica ed estetica: un falso conflitto

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Capi di Nicoletta Fasani in Lyocell

C’è ancora chi teme che scegliere sostenibile significhi rinunciare a qualcosa, come alla vestibilità, al colore, alla contemporaneità. Nicoletta risponde con convinzione: “Assolutamente non sono d’accordo. Oggi unire etica ed estetica è molto più semplice che dieci anni fa”. I tessuti biologici di nuova generazione sono colorati, di tendenza, certificati. Vestirsi bene, e vestirsi bene anche nel senso più profondo del termine, rispettando ambiente e lavoratori, non sono più strade separate.

Il prezzo della trasparenza

La domanda sul costo è quella che torna sempre, ed è quella a cui Nicoletta risponde con la lucidità di chi conosce ogni anello della filiera. Sì, il prezzo è più alto. Ma dietro quel prezzo c’è qualcosa che la fast fashion non racconta mai: le spettanze di chi cuce, di chi tinge, di chi trasporta. “Prima che la materia prima, c’è un discorso di diritti dei lavoratori. Se utilizzo un cotone biologico ma pago chi cuce quel cotone una miseria, siamo a punto a capo”. Produrre in Italia, scegliere materie prime certificate, pagare le persone in modo equo: tutto questo riduce i margini, ma restituisce dignità al processo. Produrre altrove, in condizioni di sfruttamento, può moltiplicare il guadagno di un brand di venti, venticinque volte. È una scelta, non un destino.

Quindici anni di vita in un capo

Un capo realizzato con tessuti naturali e di qualità può durare quindici anni, a volte di più. Nicoletta lo sa perché ha le prove: alcune sue clienti indossano ancora oggi abiti acquistati nel 2011, ai suoi esordi. Il segreto non è misterioso: leggere l’etichetta, rispettare le istruzioni di lavaggio, e ricordarsi che “l’asciugatrice rovina spesso i tessuti naturali: li svuota e li fa durare meno”. Un avvertimento semplice, eppure spesso ignorato in un’epoca in cui la comodità tende a prevalere sulla cura.

Una bussola per l’acquisto

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Creati da Nicoletta Fasani in Lyocell

Per chi vuole avvicinarsi alla moda consapevole senza perdersi nel labirinto delle etichette verdi, spesso belle esteticamente ma povere di contenuto, Nicoletta offre una bussola pratica. Prima di tutto: leggere sempre la composizione del tessuto e diffidare di chi vende sostenibilità solo come immagine. Poi chiedere dove e come è fatto un capo, cercando di acquistare direttamente da chi produce. Infine, privilegiare i tessuti monomateriali, quelli composti da un’unica fibra, perché durano di più e, quando arriva il momento, possono essere riciclati con maggiore facilità.

Vestirsi in modo consapevole, in fondo, non richiede di diventare esperti di certificazioni o di rinunciare al piacere dell’abbigliamento. Richiede curiosità, qualche domanda in più e la voglia di capire la storia che si cela dietro ogni filo.

L’atelier di Nicoletta Fasani è a Milano in via Paolo Mantegazza 36 e a Sestri Levante via XXV Aprile 86 (apertura stagionale fino al 30 settembre 2026).

nicolettafasani.com

Giornalista e Photoeditor, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Vivo tra Milano e la campagna toscana.

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