Viaggio nel Pane nostro

Etiopia, Lalibela, 2020 © Stefano Torrione. Chiesa Biete Lehem, distribuzione del pane benedetto
Tutto comincia con un libro. Stefano Torrione legge Pane Nostro di Predrag Matvejević, saggista nato a Mostar, città che sa cosa vuol dire essere lacerata, e qualcosa scatta. Non una scintilla romantica, ma una certezza: il pane è un documento. Forse il più antico che abbiamo.
Fotografo e etnografo, Torrione ha trascorso sei anni buoni a girare il bacino del Mediterraneo, spingendosi anche un po’ oltre, con la macchina fotografica a tracolla e la pazienza di chi sa che certe porte si aprono solo se aspetti. Il risultato si chiama SACRED BREAD. Le vie del pane: 77 fotografie in bianco e nero, sedici tappe, un itinerario circolare che parte dalla Mesopotamia e torna, come ogni buon viaggio, da dove siamo partiti. Da noi.

Sicilia, Campofranco, 2019 © Stefano Torrione. Festa di San Calogero, distribuzione dei Pupi di pane
Lui lo chiama il “grande vagabondaggio del pane”. C’è qualcosa di deliberatamente nomade in questo progetto, quasi medievale. Piuttosto la lentezza di chi chiede il permesso di entrare, aspetta di essere accettato, e solo allora alza l’obiettivo.
Nelle sue fotografie, nessuno guarda in macchina. Un dettaglio che vale una dichiarazione di metodo. Torrione vuole il gesto vero, quello che si tramanda di generazione in generazione, quello che resiste anche quando tutto il resto cambia. Nelle case e nei luoghi sacri, la figura maschile non è la più benvenuta. Bisogna guadagnarsi la fiducia. Lui l’ha fatto, con anni di studio prima ancora che di viaggio.
Bianco e nero: una scelta, non una nostalgia

Marocco, Valle dell’Ourika, 2019 © Stefano Torrione. Villaggio berbero di Tizi n’Oucheg, pane Agroum con l’olio
Gabriel Bauret, che ha scritto il testo critico della mostra seguendo il progetto fin dall’inizio, nota che per un fotografo costruito sul viaggio e a suo agio in culture diverse tra loro, esplorare la tradizione del pane era quasi una scelta naturale. Quasi: perché pochi si avventurano su un terreno così sfaccettato – filosofico, storico, geografico, culturale tutto insieme – senza perdersi per strada.
Torrione ha scelto il bianco e nero con convinzione. “A colori il pane è cibo”, dice. “Quando smette di essere cibo, diventa qualcos’altro”. Il colore distrae, aggiunge troppi significati. Il bianco e nero, invece, va all’essenziale: al gesto, alla luce, alla forma. E la luce, nella fotografia di Torrione, porta sempre un’intenzione precisa. Il suo maestro era Piergiorgio Sclarandis, che della luce faceva il vero soggetto. E si vede: in ogni scatto c’è qualcosa che emerge dall’ombra come fosse sempre stato lì, ad aspettare di essere visto.
Sedici tappe attorno al Mare Nostrum
Il percorso espositivo è pensato come un viaggio circolare, e questo dice qualcosa di importante. Il pane era qui, è qui, continuerà a esserci.
Si parte dalla Mesopotamia, dove il grano fu seminato per la prima volta migliaia di anni fa. Si prosegue verso le sponde del Mediterraneo, il Corno d’Africa, l’Algeria, i monti del Marocco. Poi la Spagna, la Francia, l’Italia. E ancora Sarajevo, la Grecia del Monte Athos, fino a Konya, arcaica città della Turchia dove è stato ritrovato il pane più antico del mondo. Una traccia reale, concreta, di qualcuno che migliaia di anni fa faceva esattamente quello che ancora oggi si fa in certi forni sperduti.
Tre delle sedici tappe sono in Italia: Sardegna, Sicilia, Puglia. Per ragioni geografiche e storiche precise, non di campanilismo. Il Sud Italia è stato per secoli un crocevia di civiltà, un luogo dove le tradizioni si sono intrecciate, stratificate, trasformate senza mai spezzarsi del tutto. I pani rituali di queste regioni sono un patrimonio vivo: raccontano celebrazioni religiose, simboli antichi, saperi artigianali che resistono alla modernità perché hanno ancora senso. E il senso, come si sa, non è di moda.
Il pane sacro delle tre religioni

Grecia, Monte Athos, 2022 © Stefano Torrione. Monastero di Pantokratoros, rito dell’agrypnia
C’è un filo che attraversa tutto il progetto, e quel filo è la dimensione spirituale. Il pane compare in tutte e tre le grandi religioni monoteistiche: consacrato nel Talmud, nella Bibbia, citato nel Corano. Un sostrato comune, qualcosa che accomuna prima ancora che le parole possano dividerci.
Erri De Luca, nella postfazione di Pane Nostro, scrive che il pane è un trattato di pace. Torrione condivide questa visione, e SACRED BREAD diventa anche un invito a fermarsi a riflettere. La mostra arriva in un momento difficile, è inutile fingere il contrario. Ma Torrione fa fotografia, non propaganda. Le immagini parlano da sole: quella gente che impasta all’alba in un villaggio del Marocco, quella che prepara i pani rituali in Sardegna per una festa che si ripete da secoli, vuole tornare a casa. Vuole condividere il pane.
Una squadra, e un progetto che “potrebbe non finire mai”

Grecia, Karpathos, 2024 © Stefano Torrione. Donna porta in chiesa due pani pasquali artos
Torrione è il primo a riconoscere che una restituzione di questo tipo è possibile solo grazie a una squadra. Le fotografie in mostra sono stampate su pannelli di legno riciclato — un dettaglio coerente con lo spirito del progetto, che di coerenza si nutre. Il libro che accompagna la mostra, edito da MI-HUB SRL, raccoglie 154 immagini per chi vuole portarsi il viaggio a casa.
“Un progetto così potrebbe non finire mai”, ammette Torrione. Il Mediterraneo, del resto, ha questa caratteristica: è la culla della civiltà, ma anche l’origine di tensioni che durano da millenni. Fotografarlo significa tenerlo a mente tutto, la bellezza e la fatica, la tradizione e la frattura.
SACRED BREAD si inserisce nella grande tradizione della fotografia umanistica, quella dello sguardo di Larry Towell e di Abbas dell’agenzia Magnum Photos: narrazione epica che attraversa popoli e territori e restituisce valore a quel patrimonio immateriale che la modernità tende a mettere in ombra. “Spero di portare un messaggio di fratellanza”, conclude Torrione. Forse il pane è sempre stato il modo più antico per farlo.
SACRED BREAD. Le vie del pane
Spazio Messina – Fabbrica del Vapore, Milano. Fino al 28 giugno 2026
Ingresso gratuito
Orari
Da martedì a venerdì 12.30-19
Sabato e domenica 10-19

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