Salento

 

Alla scoperta del Salento – Il turismo sostenibile nella terra tra Jonio e Adriatico è una guida con indirizzi di parchi, ospitalità, enogastronomia e artigianato in linea con i valori di un turismo di lunga durata.

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L’oro blu di Riale

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La chiesa di Sant’Anna, il villaggio alpino Walser e il fiume Toce, al tramonto © Livio Piatta/World Images

Alberi coperti di neve fresca mi accompagnano lungo i tornanti verso Riale, di quella che doveva essere la statale di collegamento fino al passo San Giacomo verso l’Alto Vallese a metà del secolo scorso, in alternativa alla più conosciuta strada del Sempione. D’improvviso la strada s’innalza lungo i pendii della montagna tra stalattiti di ghiaccio e cascate d’acqua fino all’altopiano di Riale, meta di viaggio per nuovi itinerari sulla neve candida e immacolata che ammanta i rilievi.

Seppure in periodo invernale, da queste parti c’è qualcosa che appare in abbondanza. E lo si avverte subito solcando la Val Formazza tutta. Edifici architettonici, condotte idroelettriche e …cascate, oggi colonne di ghiaccio per esperti scalatori.

Una risorsa preziosa

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Una tipica casa walser © Livio Piatta/World Images

Se agli inizi del ‘900 le Alpi erano pressoché immutate dal punto di vista paesaggistico, con l’avvento del boom economico e del turismo “industriale” ben presto subirono un lento processo di trasformazione, trasformando quella che fino ad allora era la cultura della montagna fatta in alcuni casi di miseria e di isolamento, in una nuova identità di sviluppo economico.

Esempio e filo conduttore di una regione alpina tra le più ricche di riserve idriche delle Alpi, la valle Formazza è rinomata per il transito delle merci di una tra le vie storiche più frequentate che valicavano le Alpi da nord a sud attraverso il passo di Gries, la cosiddetta “Via dello Sbrinz”, e per quella “perla naturale” che risulta essere la cascata del fiume Toce, le cui sorgenti hanno origine proprio sulle alture della Valle del Gries.

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Vista panoramica del villaggio alpino di Riale, in Val Formazza. Di fronte Corno di Ban, Pizzo dei Camosci © Livio Piatta/World Images

Stretta tra i versanti delle montagne e le ferite dall’estrazione della pietra locale, la Val Formazza è disseminata di piccoli nuclei abitativi fondati dagli antichi coloni Walser, giunti fin qui dal Vallese tra il XII e XIII secolo, che si connotano per la loro abilità nella costruzione architettonica che ancor oggi si conserva intatta in molti edifici. Architetture d’altri tempi fondata sulla sostenibilità locale, dove i materiali, legno e pietra imbruniti dal sole e dalle intemperie, fanno da contrasto con lo stile del ‘900 fino ai giorni nostri.

La poetessa Anna Maria Bacher nella sua casa Walser indossa un tipico abito Walser © Livio Piatta/World IMages

Così i villaggi di Riale, Canza, Ponte, Grovella, Valdo e altri minuscoli agglomerati conservano insieme l’umiltà dei propri abitanti e le antiche tradizioni unitamente al dialetto “titsch”, antico idioma Walser. Che, come ricorda Pietro Sormani, eclettico sportivo oggi in pensione dall’Enel, “ancora si parla in casa, al negozio del paese o in chiesa, soprattutto tra la gente di mezza età o gli anziani, e di cui si fa portavoce della tutela dialettica Anna Maria Bacher, insegnante poetessa e storica locale”. I giovani? Aggiunge scrollando il capo: “Sono più propensi alla modernità nella comunicazione attraverso i social media. Così di questo passo andrà scomparendo”.

Salto dall’acqua all’accoglienza

Già, ma Sormani in Formazza? Non mi pare un nome Walser! Chiedo con curiosità, accolto nella sua stube antica riscaldata dalla pigna in pietra. “La mia famiglia è venuta qui dalla Brianza, quando è iniziato il periodo della costruzione degli invasi e delle centrali idroelettriche per la produzione di energia”. Aggiunge: “Anch’io ho lavorato 36 anni nelle centrali di valle, e oggi mi hanno permesso di reinventarmi nel turismo e nell’accoglienza trasformando quello che un tempo era albergo in un B&B confortevole”. E, in effetti, si respira aria di montagna, di cultura di ospitalità.

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La tipica Stube Walser nel B&B Zumsteg di Piero Sormani © Livio Piatta/World Images

Ma la Formazza è da sempre indice di ospitalità, tant’è che lo sviluppo della valle nel corso degli anni ha permesso la costruzione di strutture di ricettività sull’onda di grandi imprenditori del passato.

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La chiesa di San Lorenzo e il villaggio alpino Walser al tramonto © Livio Piatta/World Images

Su tutti tale Giuseppe Zertanna, formazzino che per primo aveva avuto lungimiranza costruendo nel 1863 lo storico albergo Cascata, a fianco dello spettacolare salto del fiume Toce. Era frequentato da illustri viaggiatori quali il musicista Richard Wagner, l’abate Antonio Stoppani, botanico, dalla Regina Margherita e da Re Vittorio Emanuele III, da sommi poeti come Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio, e conosciuti alpinisti che si cimentavano sulle ardite vette delle Alpi Lepontine. Dopo vari interventi di ristrutturazione, oggi dello storico albergo rimane vivo il ristorante dell’epoca che ne conserva segni e cimeli, essendo in parte trasformato in appartamenti privati.

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La meridiana liberty dipinta sulla facciata dello storico ristorante dell’Hotel Cascata © Livio Piatta/World Images

Come dicevo, l’acqua, l’oro blu, è stata da sempre fonte primaria per il territorio formazzino. Ai numerosi invasi e centrali idroelettriche che hanno trasformato il paesaggio e la quotidianità della popolazione locale, ha fatto riscontro la tenuta dell’identità culturale e della sostenibilità attraverso le molte iniziative in favore di un turismo culturale e di prossimità, prima ancora che sportivo.

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Il Lago Morasco e la diga al tramonto in Val Gries, in Val Formazza. Di fronte alla Cima del Corno di Ban © Livio Piatta/World Images

Lo sfruttamento delle risorse idriche nella prima metà del Novecento, in quello che era considerato uno scenario futuribile, di fatto ha contrastato con la natura incontaminata di pascoli e ghiacciai in quota, talvolta inghiottendo paesi storici, come il caso di Morasco, primo agglomerato Walser nella valle di Gries a 1800 metri di quota, che giace sul fondo delle acque della diga omonima. Ma anche a fondovalle e dove l’insediamento di centrali idroelettriche a cascata lungo la Valle Formazza e di Antigorio fino a Domodossola ha portato un vento di modernità in luoghi ameni e talvolta selvaggi.

È quanto oggi appare a quel viaggiatore che risalendo i tornanti verso Riale incontra straordinari edifici dall’architettura semplice tanto grandi quanto originali nel loro insieme: firmati Pietro Portaluppi, architetto milanese di nota fama, che a metà del ‘900 pone “l’oggetto industriale in una chiara forma estetica con richiami all’Art Déco milanese e al classicismo”, come osserva nei suoi scritti il noto architetto Paolo Volorio.

Storie di vita, quelle dei formazzini, che hanno portato seppur in misura contenuta alla costante trasformazione delle attività tradizionali, come l’agricoltura e la pastorizia, in un’economia più immediata, con l’impiego nell’azienda elettrica in quel momento più redditizia.

Resilienza che paga

Alcuni però hanno resistito e ancora oggi continuano la tradizione dei propri antenati affiancati da nuove tendenze ad abitare le cosiddette “terre alte” con l’insediamento di attività economico- socio-culturali e la consapevolezza di dare un futuro prossimo al territorio di montagna, favorendo la cura dell’ambiente e la fruibilità di una vita semplice e meno frenetica. A dar loro supporto il fattore acqua.

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Gianluca Barp, tecnico di innevamento e operatore sostenibile, in Val Formazza © Livio Piatta/World Images

Qui trova spazio Gian Luca Barp, imprenditore e operatore turistico, che in tempi di cambiamento climatico, con la scarsità di neve dovuta a inverni sempre più miti, ha trovato modo di sviluppare e sostenere il Centro da sci da fondo e sci escursionistico lungo l’altipiano di Riale con 2,5 km di piste, conservando per l’inverno la neve primaverile che altrimenti si trasformerebbe in acqua. Appositi teli riflettenti la luce diurna coprono la massa di neve raccolta a sufficienza e ne conservano lo stato per l’inverno successivo. Altresì si aggiunge la produzione di nuova neve ai primi rigori autunnali, completando il lavoro di innevamento “artificiale” in totale sostenibilità utilizzando solo acqua ed energia elettrica. Tutto in funzione di una fruibilità sicura del turismo e dell’economia locale in termini di ospitalità.

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Lo Chef Matteo Sormani prepara i piatti nella cucina del Ristorante Walser Schtuba © Livio Piatta/World Images

Così l’acqua diventa fondamentale per l’attività ricettiva di Matteo Sormani, chef che utilizza solo materie prime della valle Formazza e delle Valli Ossolane per la propria ristorazione, compreso il pane che produce in proprio e quel Panettone dalla fragranza unica che come dice lo stesso Sormani “Solo l’acqua e l’aria di questi luoghi sanno dare”.

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Il contadino Dario Piumarta, nella cantina del suo maso Häpfla Frütt, con patate Walser © Livio Piatta/World Images

E che dire della varietà antiche di patate di montagna Walser e altri tipi di Dario Piumarta dell’azienda Häpfla Frütt, coltivate nei dintorni di Canza e nel fondovalle tra I 1000 e 1700 m., la cui semenza originale è tramandata da generazioni da parte dei coltivatori come Dario, custodi dei frutti della terra?

Un’erborista di piante officinali del Consorzio Erba Bona © Livio Piatta/World Images

Così le erbe spontanee e medicinali del Consorzio Erba Bona (associazione formata da sole donne) a Verampio – Crodo, destinate ad uso di tisane e per la cura del corpo, tanto ricercate in ambito Ossolano e altrove.

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Alberto Mazzurri intento alla salagione di formaggio Bettelmatt in val Formazza © Livio Piatta/World Images

Ancora, i conosciuti formaggi di valle e degli otto alpeggi dislocati sul territorio, su cui spicca l’”Oro della Formazza”, il prelibato Bettelmatt prodotto solo in estate sopra i 2000 metri. Antonio alpeggiatore di Premia, aggiunge: “È talmente ricercato da più parti che già da fine ottobre è stato acquisito dai più estimatori della regione Piemonte”. Insieme al miele di castagno e mille fiori dei boschi e delle praterie di questi luoghi.

Tutto è in funzione dell’acqua, con una piccola divagazione: quei vini ossolani su cui eccelle il rosso Prünent, vitigno autoctono nei dintorni di Masera, Trontano e Domodossola.

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Terme di Premia © Livio Piatta/World Images

Ma anche il benessere ha il suo filo conduttore. Così fa eco l’acqua calda di Cadarese con le terme di Premia che, con l’abile intuizione di alcuni valligiani, da oltre 10 anni ha permesso l’insediamento di un centro termale adatto a ogni esigenza benefica e medica, rappresentando un indotto per la popolazione locale, favorendo la tenuta e l’incremento della popolazione della valle.

Tutto questo grazie all’acqua, elemento che da queste parti fa la voce grossa.

Itinerari invernali

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    Alpinisti nello sci di fondo al Passo San Giacomo, in Val Formazza. Di fronte a Punta del Forno, Punta D’Arbola, Punta dei Camosci © Livio Piatta/World Images

    Riale a piedi, con gli sci da fondo, le ciaspole o Fat bike percorrendo il fondovalle che conduce alla diga di Morasco e dintorni. I tracciati sono accuratamente segnalati presso il Centro Sci Fondo di Riale (Rif. Gian Luca Barp, operatore locale)

  • In caso di innevamento programmato vi è una pista da 2,5 Km.
  • Con innevamento invernale la pista di fondo è di 12 Km.
  • A Ponte e Fondovalle, con innevamento invernale la pista di fondo è di 15 Km.
  • A San Michele presso il Centro di Sci fondo Formazza disponibilità di noleggio attrezzatura sportiva da sci fondo e ciaspole per escursioni. Tel + 39 347 7059555 www.centrofondoformazza.it
  • A Riale presso il Centro di Sci fondo disponibilità di noleggio attrezzatura sportiva da sci fondo e ciaspole per escursioni.
  • Scuola di Sci Formazza – Discesa, tel. +39 366 1958942 scuolasciformazza.it
  • Scuola di Sci Formazza – Fondo, tel. +39 320 2284583 e-mail maestrifondoformazza@libero.it
  • Formazza Ski impianti di risalita tel. +39 348 0941964 info@formazzaski.com

Cosa scopri nei dintorni

La Cascata del fiume Toce; il Museo Casa Forte a Ponte; le Terme di Premia a Cadarese (sulla strada per Val Formazza).

PERCHÉ È SOSTENIBILE
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Orme di volpe sulla neve e la vetta del Monte Basodino © Livio Piatta/World Images

La cultura del cibo è sostenibile quando si stratta di prodotti a Km 0 e quelli utilizzati in questo territorio sono in prevalenza delle valli dell’Ossola e Val Formazza. È attiva una rete di associati dei prodotti del territorio.

La proposta di viaggio si sposa con la filosofia della mobilità in treno o con mezzi pubblici di trasporto che permettono di raggiungere i luoghi della visita con inquinamento ridotto.

CONSIGLI DI VIAGGIO
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Sci di fondo © Livio Piatta/World Images

Quando andare

L’inverno è il periodo giusto se vuoi sciare e ciaspolare e le piste sono già aperte.

Come arrivare

Dalla stazione Centrale di Milano prendi il treno per Domodossola, via Briga. Scendi a Domodossola e sali sul bus per Val Formazza fino a Ponte, quindi Riale.

In alternativa, da Ponte prendi la navetta per Riale.

trenitalia.com

Da Briga sali sul treno per Milano. Scendi a Domodossola e prendi il bus per Val Formazza fino a Ponte, quindi Riale (come sopra).

sbb.ch

Cosa portare

Abbigliamento adatto per camminare, pedalare e sciare nella neve.

GREEN TIPS
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Un Merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) nuota nel fiume Toce alla ricerca di vermiciattoli © Livio Piatta/World Images

Porta i tuoi rifiuti a casa tua e mantieni il rispetto per persone, cose, natura. Nelle aree boschive a coltivazione di proprietà privata non puoi accedere. È assolutamente vietato calpestare i prati circostanti.

LINK UTILI

valformazza.it

visitossola.it/poi/riale

centrofondoriale.com

Fotografo professionista, vive in Valtellina con le Alpi nel cuore e il coraggio a portata di mano. Diplomato in Fotografia naturalistica e scientifica allo I. E. D. di Milano, fin da giovane ha sviluppato la passione per la natura e l'alpinismo con numerose ascensioni nelle Alpi ed in Sud America. Viaggiatore ed esploratore instancabile ha percorso in lungo e in largo numerosi itinerari dalle Alpi agli Appennini alle Ande, dagli antipodi dell'Artico all'Antartide, documentando per immagini il paesaggio nelle forme più insolite. Collabora da anni con testate editoriali tra Ie quali Meridiani Montagne e canali televisivi nazionali ed internazionali tra cui Rai 3, Canale 5 e TV Svizzera. Editore in proprio con la casa editrice World Images edizioni, ha pubblicato numerosi volumi dedicato alla cultura e la natura delle Alpi e del Sud America.

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