Salento

 

Alla scoperta del Salento – Il turismo sostenibile nella terra tra Jonio e Adriatico è una guida con indirizzi di parchi, ospitalità, enogastronomia e artigianato in linea con i valori di un turismo di lunga durata.

Gran Paradiso

Gran Paradiso: cosa vedere nel parco centenario

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La Valsavarenche di fronte alla Cima del Gran Paradiso. Ph. Livio Piatta/World Images

Le luci della sera accarezzano gli ultimi rilievi del Gran Paradiso mentre arrivo a Pont, ultimo avamposto carrozzabile della Valsavarenche, nel bel mezzo di un paesaggio immacolato circondato da cime innevate, praterie, boschi a conifere, e il Savara, il fiume che accoglie le acque torbide dello scioglimento dei ghiacciai soprastanti. Qua e là minuscoli laghetti alpini mossi dalla brezza di un’aria fine settembrina. Lontano la sagoma glaciale del Ciarfaron domina imperioso la corona di cime che lo circondano.

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Un guardaparco controlla una volpe nella residenza reale di caccia di Orvieille, in Valsavarenche. Ph. Livio Piatta/World Images

Siamo nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, uno dei parchi più antichi d’Italia, già dal 1856 al 1920 riserva Reale di caccia e oggi modello di gestione accurata dove natura e cultura convivono in un delicato equilibrio economico e ambientale, grazie anche a loro, i custodi del Paradiso. Sono i 58 guardaparco, che ogni mattina presto salgono i rilievi delle vallate, osservano e monitorano i cambiamenti del territorio fragile e mutevole al cambio delle stagioni. Talvolta rimangono in quota e per giorni, abitano i casotti del parco, controllano gli spostamenti frequenti degli “abitanti”, curano le condizioni ambientali e scientifiche ed effettuano il censimento. “Generalmente si parte all’alba e si rientra la sera senza un orario preciso”, dice Stefano, uno dei guardaparco che da anni segue il monitoraggio della fauna in loco, mentre mi accompagna sul versante di Orvieille in Valsavarenche.

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Pian del Nivolet e laghi nel Vallone di Sevya, in Valsavarenche. A sinistra Punt Foura. Di fronte il Picco Grivola. Ph. Livio Piatta/World Images

Istituito nel 1922 dallo stato italiano, grazie alla precedente donazione di Re Vittorio Emanuele III, il parco si estende su una superficie di 71 Kmq sulle Alpi Graie, a cavallo tra le regioni di Piemonte e Valle D’Aosta, tra nord e sud, mentre a ovest confina in territorio francese con il Parco Nazionale della Vanoise, dando origine così a una delle aree naturali più estese dell’arco alpino.

Di buona lena attraverso il ponte sul Savara che, tumultuoso, mi accompagna nel silenzio del bosco risalendo i tornanti del sentiero che conduce al Rifugio Chabod. È settembre inoltrato. Poco sopra ampie distese a pascolo già ingiallite dalle iniziali brinate contrastano con il bianco della prima neve della cima del Gran Paradiso, mentre il suono di una cascatella interrompe il mio spirito d’avventura, con il sole al tramonto che fa cupolino dietro le Levanne.

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Antico acquedotto romano di Pont D’Ael (Pondel) nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Ph. Livio Piatta/World Images

Domani ho in previsione un’escursione diversa dal solito: la ricerca di piccoli mammiferi che mi sono state segnalati nell’area che dal rifugio arriva fino al passo del Nivolet. I piccoli mustelidi, come l’ermellino, schivo per natura e velocissimo a nascondersi negli anfratti delle rocce, sono difficili da avvistare.

Perché istituire il parco

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Escursionisti e un branco di stambecchi in Valnontey. Ph. Livio Piatta/World Images

Se la caccia allo Stambecco (Capra ibex) già prima del ‘800 era oggetto di competizione tra bracconieri e cacciatori, nel 1856 il Re Vittorio Emanuele II decise di istituire una riserva che avesse lo scopo di salvaguardare la specie in forte decrescita fino a quel momento. Fu così che negli anni a seguire le presenze di queste “capre di montagna” cominciarono ad aumentare dando origine a una delle colonie tra le più numerose nelle Alpi. Con buona pace di Sua Maestà che, già appassionato cacciatore, con l’istituzione della riserva di caccia contribuì al sostentamento anche degli abitanti delle vallate con l’ausilio di guardie che la controllassero.

Di buon mattino sentieri e mulattiere a secco, un tempo strade reali costruite per facilitare l’accesso alla riserva in lungo e in largo, mi accompagnano all’incontro con lui, il vero re di questo santuario naturale ampio e selvaggio: lo stambecco. Eletto a simbolo del parco, è in salute oggi, salvo qualche eccezione dovuta ai rigidi inverni.

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Stambecco al Pian del Nivolet. Ph. Livio Piatta/World Images

Le varie vicissitudini subite nel passato hanno, però, permesso negli ultimi anni, grazie a un’accurata gestione del parco, di tutelare la fauna e soprattutto questo animale, che oggi viene censito in circa 3.000 esemplari distribuiti nelle cinque vallate a cavallo tra le due regioni.

Ne incontro un branco sulle alture del Pian del Nivolet: il maschio dominante vista la mia presenza, si posta su un roccione fiero e autorevole del suo status di primattore di quest’area, quasi a dire: “…di qui non si passa”! Ma per me è un colpo d’occhio. E via una inquadratura e una raffica di scatti in un secondo, ed ecco fatto. Quasi mi aspettasse per il ritratto. Ne sono seguiti altri nel frattempo.

In realtà lo stambecco è un animale severo ma docile. La nutrita presenza di branchi sparsi rende quest’area selvaggia in salute e ancora più intatta di quello che appare agli occhi dell’alpinista che sale gli avamposti del Gran Paradiso o del turista che percorre i comodi sentieri verso i rifugi, soprattutto durante la stagione estiva.

Nell’area naturale non manca però la presenza di altri ungulati: il Camoscio (Rupicapra rupicapra) alle alte quote, il Capriolo (Capreolus capreolus) e il Cervo (Cervus elaphus) al limitare del bosco, più schivi e quindi difficili da avvistare.

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Una volpe rossa segna il territorio sui pascoli del casino reale di caccia di Orvieille. Ph. Livio Piatta/World Images

Tra i predatori, il Lupo (Canis lupus) che qui si è insediato da qualche decennio in un delicato equilibrio con gli allevatori e gli abitanti delle vallate anche a quote di fondovalle, e la Volpe (Vulpes vulpes). Un pomeriggio salii con il guardaparco a Orvieille ospite nel casotto di caccia reale, posto su di un pianoro circondato da larici millenari timidamente ingialliti, per osservare la presenza di ungulati. Il mattino presto, mentre un gruppo di camosci attraversava le rocce sull’altro lato della Valsavarenche, apparve in tutto il suo splendore una volpe rossa con il suo manto delicato, intenta a marcare il territorio davanti al casotto, tanto da mettersi addirittura in posa per la fotografia. Sono momenti rari, indimenticabili di fronte a tanta bellezza!

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Marmotta in Valsavarenche. Ph. Livio Piatta/World Images

I mammiferi più conosciuti sono il furtivo ermellino (Mustela erminea), la lepre variabile (Lepus timidus) intenta a brucare erbe all’imbrunire circostante l’area del parcheggio di Pont, e la marmotta (Marmota marmota) che fa capolino sulle alture che portano al rifugio Vittorio Sella.

Ma ci sono presenze silenziose che controllano il territorio alla ricerca della preda o della carcassa migliore: sono i rapaci. Sovente in Valsavarenche sono avvistati il gipeto (Gyphaetus barbutus) con alcune coppie, la poiana (Buteo buteo), lo sparviero (Accipiter misus) e l’aquila reale (Aquila chrysaetos), che oggi troviamo intenta a volteggiare in una giornata tersa sulle alture di San Besso in Val Soana, mentre sulle rocce tra i 1500 e 2500 metri appaiono stormi di gracchi alpini (Pyrrocoras graculus) dal becco giallo che, forti della loro abilità, con le loro evoluzioni riescono a sfruttare le correnti termiche senza sbattere le ali, veleggiando come alianti sempre in competizione tra loro.

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Una contadina affila la falce per tagliare il prato a Valsavarenche a Rovenaud. Sullo sfondo la Punta di Punta Bioula. Ph. Livio Piatta/World Images

Anche la foresta ha la sua cassa di risonanza, quasi fosse una sala da concerto ben ritmata: numerose specie di passeriformi come la Cinciarella (Parus caeruleus), la Cinciallegra (Parus major) e il Fringuello alpino (Fringilla coelebs) e altre specie, fanno la spola tra le conifere e le latifoglie raccogliendo e portando i semi nella loro “madia” per l’inverno.

Cosa ci riserva ancora questo santuario naturale

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Crocus nei pascoli di Orvieille Ph. Livio Piatta/World Images

Ai pascoli, la vegetazione arborea è costituita da larici, pini, abeti e con il Sorbo degli uccellatori (Pirus acuparia), le latifoglie si trovano sui pendii delle vallate. Qua e là altre specie botaniche spontanee ingentiliscono pascoli e rocce, come un mosaico variopinto. Oggi sulle alture della Valnontey una flora rigogliosa per il periodo stagionale ci riserva il Croco (Crocus purpureus) e il Colchico (Colchicum autumnalis), annunciando così l’arrivo di giornate più miti e fredde.

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Campanula sul prato della Val di Rhemes. Sulla sinistra il picco Entrelor. Ph. Livio Piatta/World Images

E poi le tradizioni si ricorrono ogni anno nelle stagioni. Su tutte, la processione di San Besso che riunisce in devozione il 10 di agosto di ogni anno le comunità della Val di Cogne e della Val Soana, in onore del santo martire cui è stata dedicata a suo tempo una chiesa. È un legame che fa storia e che ci ricorda come piccoli gesti possono unire le persone in un territorio diverso ma sempre attento e misurato a conservare antiche memorie. Tant’è che subito dopo la processione attorno al monte Fauterio i partecipanti di entrambe le comunità giunti fin qui a piedi, presentano i doni che verranno messi all’incanto. I fondi raccolti serviranno a mantenere viva la tradizione per le manutenzioni sul territorio, come il Santuario di San Besso.

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Processione di San Besso in Val Soana. Ph. Livio Piatta/World Images

L’autunno sta arrivando

Le mandrie sono scese a valle da qualche giorno. Hanno trascorso gran parte dell’estate su questi rilievi brucando quell’erba fine che dà origine alla prelibata fontina, formaggio tipico della Valle d’Aosta. Sul far della sera, di ritorno dal lago Rosset, incontro Giuseppe mentre ne trasporta a spalla al Pian del Nivolet alcune forme: “Sono le ultime di questa ottima stagione”, mi dice.

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Il lago Rosset. Ph. Livio Piatta/World Images

Questo pregiato prodotto caseario lo troviamo sovente nelle dispense valdostane e nei più rinomati negozi o alberghi della Valle. Ogni chef sa farne sapiente uso sulle tavole imbandite per quel turista sfizioso alla ricerca di prodotti unici che contribuiscono a mantenere la sostenibilità della zona. Un modo di fare cultura che si sta diffondendo su larga scala, soprattutto nei territori di montagna come questo, da sempre attento alla qualità. Anche questo fa parte del Paradiso.

PERCHÉ È SOSTENIBILE 
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Le cascate di Lillaz nel Vallone dell’Urtier. Ph. Livio Piatta/World Images

Questa proposta di viaggio si sposa con la filosofia della mobilità in treno o con mezzi pubblici di trasporto che permettono di accedere ai luoghi di partenza per la visita del parco, favorendo in questo modo la tutela del paesaggio, della flora e della fauna, oltre al relax personale. Il Parco promuove, inoltre, la mobilità dolce nell’area protetta. Infine, ma non per ultimo, siamo in un santuario della natura unico al mondo!

CONSIGLI DI VIAGGIO 

Quando andare

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Alpinisti scalano la Cima del Gran Paradiso in Valsavarenche. Ph. Livio Piatta/World Images

Ogni stagione è buona per andare al Parco del Gran Paradiso, d’inverno sono organizzate anche ciaspolate. Ma informatevi sempre sul sito della Fondazione Montagna Sicura e leggete il bollettino delle nevi per rendere la vostra esperienza sicura oltre che piacevole.

Come arrivare

In treno, in bus e in auto… ovviamente vi consigliamo di usare i mezzi pubblici che sono meno impattanti a livello ambientale. Dalla stazione centrale di Torino si prende il treno per Aosta. Da qui, si trovano i bus per le località di Cogne, Pont Savarenche, Rehemes Notre-Dames. Da Torino si può prendere anche il bus per Ceresole Reale e Ronco di Soana. Da Aosta si può prendere Flixbus. Comunque, per avere tutte le informazioni aggiornate sulle linee che percorrono il territorio, conviene consultare il sito del Parco.

Come muoversi

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Mountain bikers in Valsavarenche. Sullo sfondo Picco Grivola. Ph. Livio Piatta/World Images

La visita che proponiamo al parco è agevole e richiede da uno a cinque giorni a piedi o MTB. Meglio però verificare la disponibilità di accesso a sentieri e rifugi e la lunghezza dei percorsi nelle vallate. E soprattutto consultate il meteo prima di partire per le escursioni.

Per gli itinerari nelle vallate del parco si accede da diversi punti di partenza posti ai parcheggi di auto e bus: a Pont, Cogne, Rhemes Notre-Dame, in Valle D’Aosta. Per la parte del Piemonte, a Valprato di Soana, Ceresole Reale e al passo del Nivolet.

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Rifugio Città di Chivasso nel Pian del Nivolet. Sullo sfondo il Picco Grivola. Ph. Livio Piatta/World Images

Per alloggiare ci sono molte possibilità ad Aymaville, Pont Savarenche, Cogne, Rehemes Notre-Dames, Valprato di Soana, Campiglia di Soana, Ceresole Reale… o nei rifugi alpini in quota nelle stagioni estive. Noi abbiamo parlato in passato degli hotel a Cogne: Hotel Notre Maison, Hotel Sant’Orso, Hotel du Grand Paradis & Spa La Baita. Ma ci sono affittacamere, ostelli, rifugi, agriturismi, aree di sosta per camper… li trovate qui pngp.it/visita-il-parco/dormire.

Cosa portare

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Escursionisti sul sentiero del Passo Entrelor in Valsavarenche. Ph. Livio Piatta/World Images

Come sempre quando si va in montagna sono necessari zaino, scarponcini da trekking o pedule, una giacca e un capo impermeabile per la pioggia e per il vento, un pile e dei capi di abbigliamento comodi, occhiali, cappello da sole, protezione solare, un berretto di lana, viveri, borraccia e thermos, binocolo e macchina fotografica, taccuino per appunti, sacchetti dove riporre i vostri rifiuti da riportare a valle.

GREEN TIPS

Gran Paradiso

Il castello e i giardini di Aymaville (XIII sec.). Ph. Livio Piatta/World Images

Per le escursioni vi consigliamo una guida riconosciuta dalle Associazioni Guide Alpine o di Associazione di Media Montagne. Consultate il sito del parco o della Regione Valle D’Aosta per pianificare il vostro viaggio. Ovviamente portate i vostri rifiuti di uso e consumo a valle, lasciate fiori, insetti e minerali dove si trovano, attenzione ad accendere fuochi solo dove consentito e non gettate i mozziconi di sigarette (ma fumate ancora?) a terra. Posizionate le tende solo dove indicato. Non date fastidio agli animali selvatici e restate su sentieri e mulattiere senza uscire dal tracciato. Il Parco suggerisce di lasciare i vostri amici pelosi a casa. Attenzione: non sono consentiti sorvoli sul parco, nemmeno con il drone! È consigliabile documentarsi per le regole di accesso al Parco del Gran Paradiso tramite il sito ufficiale. Da vedere nei dintorni: il museo del Parco Gran Paradiso al Castello di Aymaville, il museo Forte di Bard a Bard, l’anfiteatro romano ad Aosta.

Siti web utili

pngp.it

lovevda.it

trenitalia.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fotografo professionista, vive in Valtellina con le Alpi nel cuore e il coraggio a portata di mano. Diplomato in Fotografia naturalistica e scientifica allo I. E. D. di Milano, fin da giovane ha sviluppato la passione per la natura e l'alpinismo con numerose ascensioni nelle Alpi ed in Sud America. Viaggiatore ed esploratore instancabile ha percorso in lungo e in largo numerosi itinerari dalle Alpi agli Appennini alle Ande, dagli antipodi dell'Artico all'Antartide, documentando per immagini il paesaggio nelle forme più insolite. Collabora da anni con testate editoriali tra Ie quali Meridiani Montagne e canali televisivi nazionali ed internazionali tra cui Rai 3, Canale 5 e TV Svizzera. Editore in proprio con la casa editrice World Images edizioni, ha pubblicato numerosi volumi dedicato alla cultura e la natura delle Alpi e del Sud America.

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