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Itinerari sotterranei Seconda parte

I Geoparchi

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Sicilia – Nel tempio di Cerere

Si trova nel cuore della Sicilia e si estende per un’area di circa 1200 kmq attraversati dalla catena dei monti Erei. Nella parte sommitale della catena montuosa è situato l’abitato di Enna, una delle più antiche città siciliane, rinomata nei secoli per il suo culto a Cerere, la dea dei raccolti e la madre delle civiltà. L’area, per la sua ricchezza geologica, è stata istituita parco geologico e presenta aspetti analoghi al vicino geoparco delle Madonie. Si tratta, infatti, di un settore dove prevalgono le rocce di origine sedimentaria. Nell’area si trovano formazioni calcaree e gessose risalenti al periodo Messiniano: il paesaggio si sviluppa in bianche colline. Sotto tali formazioni si trovano livelli ricchi di zolfo che anche qui, come in altre aree della Sicilia, hanno permesso lo sviluppo di un’economia legata all’attività estrattiva del minerale. A questa attività è legata la rete dei musei “minori” di Enna sull’arte mineraria. La sentieristica consente di osservare e comprendere i numerosi fenomeni geologici e naturali. Visite guidate a scolaresche e turisti, sostegno a iniziative di prodotti tipici locali, su tutti l’olio Dop Colline ennesi.

Società consortile Rocca di Cerere, piazza Garibaldi 1, Enna.

Tel. 0935 504717

Rocca di Cerere

Campania – Massicci sul mare

Il parco Cilento e Diano è tra i più estesi d’Italia. È riconosciuto geoparco per la densità di zone costiere e montuose che generano forti dislivelli nel breve volgere di pochi chilometri. Situato al sud dell’Appennino, si è sviluppato tra la fine del Cretaceo e il Pleistocene a causa delle interazioni tra la placca europea e quella africana. Al suo interno, baricentrico rispetto al Cilento che ne caratterizza il lato costiero e il Diano appartenente all’entroterra, si trova il monte Cervati, che con i suoi 1898 metri rappresenta la cima più alta della Campania. La costa si caratterizza per la fitta stratificazione di rocce che assumono forme e colori particolari in località Ripe rosse o nel terrazzo marino di Punta Licosa. L’interno è connotato da rocce calcaree, al cospetto dei massicci carbonatici degli Alburni e del Cervati. Da visitare le grotte di Castelcivita, le grotte dell’Angelo a Pertosa, la grotta dell’Auso a Sant’Angelo a Fasanella. Forme carsiche sono prodotte dal fiume Bussento nel tratto Caselle in Pittari–Morigerati e gole profonde dal fiume Mingardo nel tratto di attraversamento del Monte Bulgheria.

Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, piazza Santa Caterina 8, Vallo della Lucania (Sa)

Tel. 0974 719911

www.cilentoediano.it

Toscana – Colline metallurghiche

Il geoparco nasce per non disperdere la storia delle attività minerarie e metallurgiche che si sono succedute nel comprensorio delle Colline metallifere Grossetane per circa tre millenni e che hanno influito alla determinazione del loro paesaggio culturale. L’intento è di salvaguardare i siti industriali e minerari dismessi, integrati alle risorse naturalistiche e agli esempi di architettura e arte medioevale esistenti nella zona delle colline metallifere. È uno dei primi a carattere tematico istituito in Italia dal ministero dell’Ambiente. Vero e proprio Parco di archeologia industriale, è finalizzato a offrire ai visitatori l’opportunità di accostarsi a un patrimonio molteplice, dove la storia, l’arte, l’ambiente, la tecnica e le diverse culture del lavoro che si sono succedute diventano gli elementi di una struttura profonda del territorio che il Parco intende restituire in tutta la sua ricchezza e complessità. Si estende su sette comuni in provincia di Grosseto. I siti d’interesse geologico sono 111. Tra quelli più noti, la miniera di Gavorrano, il parco delle Biancane di Monterotondo, le Cornate di Gerfalco, la zona della Pietra a Roccastrada, il lago dell’Accesa e Calaviolina.

Consorzio del parco tecnologico e archeologico delle colline metallifere

Loc. Piazzale Livello 240, Pozzo Impero, Gavorrano (Gr)

Tel. 0566 844247

www.parcocollinemetallifere.it

Pietre di valore

Intervista a Maurizio Burlando, coordinatore del Forum dei geoparchi Italiani

«Avere a disposizione un elemento geologico di particolare pregio non significa immediatamente diventare geoparco. Bisogna mettere in campo delle strategie sostenibili per valorizzarlo. È un’opportunità per il territorio ma anche per le comunità che vivono al suo interno». Spiega così le finalità dei geoparchi Maurizio Burlando, il coordinatore del Forum italiano che mette insieme le sette aree protette comprese nella rete internazionale dell’Unesco.

Quando è stato fondato il Forum?

Nel 2010, quando abbiamo ritenuto si potesse lavorare meglio se oltre alla lista internazionale ci fosse anche un coordinamento italiano. Ogni quattro anni verifichiamo le attività dei soggetti che ne fanno parte al fine di mantenere determinati standard di qualità. In più supportiamo le candidature delle aree protette che voglio entrare nella lista.

Ma che vantaggi porta far parte di questa rete?

I vantaggi economici diretti sono relativi. Però si possono costruire delle partnership con altre realtà comunitarie. E soprattutto promuovere l’immagine del parco in quanto sede di un patrimonio geologico di pregio. In più la rete organizza un workshop annuale aperto a tutti i parchi per organizzare le iniziative future.

Ce ne sono altri in Italia che potrebbero diventarlo?

C’è una candidatura importante, quella del Parco delle Alpi Apuane: a settembre, in Norvegia, verrà presa la decisione finale. I marmi utilizzati dai grandi artisti che hanno scolpito la metà del patrimonio culturale italiano provengono da questo territorio, sarebbe un riconoscimento importante per un territorio così.

INFO: www.geoturismo.it, www.geoparks.it

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