Salento

 

Alla scoperta del Salento – Il turismo sostenibile nella terra tra Jonio e Adriatico è una guida con indirizzi di parchi, ospitalità, enogastronomia e artigianato in linea con i valori di un turismo di lunga durata.

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Il ghiacciaio dei Forni, gigante della natura

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The ice cave generated by the melting process in the Forni Glacier front, in Stelvio National Park. On the right Gran Zebrù Peak ©Livio Piatta

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Alpe Forni, alpine pastures, in Stelvio National Park ©Livio Piatta

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Marmot in Valle Forni, in the Stelvio National Park ©Livio Piatta

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The bridge on the river of the Forni glacier along the path od Sentiero Glaciologico, in Stelvio National Park ©Livio Piatta

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Forni Glacier in Stelvio National Park ©Livio Piatta

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Giampietro Verza, alpinist, control the meteo station in Forni glacier ©Livio Piatta

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Forni Glacier in Stelvio National Park. In front of the path of the Sentiero Glaciologico ©Livio Piatta

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Flowers of Cerastium alpinum on the rocks of the Forni glacier, in Stelvio Nationa Park ©Livio Piatta

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The path of the Sentiero Glaciologico of the Forni Glacier, in Stelvio National Park ©Livio Piatta

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Ruins of the First World War, in Forni Valley, In Stelvio National Park. In front of Cevedale Peak ©Livio Piatta

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The melting waters of the Galcier in the late summer generate a river towards the valley of the Forni, in Stelvio National Park ©Livio Piatta

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Mountaineers on the Forni Glacier in Stelvio National Park. In front of the path of the Sentiero Glaciologico ©Livio Piatta

Quando da bambino d’estate salivo in alpeggio lo guardavo con timore reverenziale. I nostri anziani, raccontavano del ghiacciaio dei Forni, quasi fosse un demone che toglieva pascolo alle mandrie che salite dalla Valtellina in questi luoghi ameni e selvatici, trascorrevano l’estate brucando quell’erba fine e profumata. La transumanza è da sempre la consuetudine di ogni estate, su quei rilievi dai 2200 metri verso le terre alte delle cime dei Forni. Siamo nel Parco Nazionale dello Stelvio, 130.700 ettari nelle Alpi Centrali che comprendono la Lombardia e il Trentino Alto Adige.

Lassù vicino alla prima cascata, il torrente Frodolfo iniziava il suo percorso verso valle. Docile il mattino, tumultuoso e fangoso verso sera.

Dalle baite, poste su una balconata proprio di fronte, il Ghiacciaio dei Forni era specchio di un panorama mozzafiato, facile da seguire nelle sue trasformazioni annuali. Lo sapeva il famoso fotografo Vittorio Sella che proprio qui documentò le sue prime immagini nel 1887.

Le estati trascorrevano tranquille con il crescere dell’età e ogni volta il ghiacciaio era sempre là. Nelle giornate più assolate, il vociare quotidiano di alpinisti che salivano verso i rifugi e le cime, faceva da contrasto al silenzio della sera rotto dal fragore delle acque di fusione della coltre glaciale che andavano ad alimentare la bocca principale del torrente sottostante. Qua e là di tanto in tanto distacchi di ghiaccio si udivano roboanti nella notte. Così per diverse stagioni.

Se negli anni Sessanta e Settanta il clima più rigido ha mantenuto in salute permanente il ghiacciaio, a partire dagli anni Ottanta con giornate progressivamente più miti e calde e di conseguenza un innalzamento delle temperature, ripresero gli arretramenti della massa glaciale della lingua principale dei Forni, evidenziando allo stesso tempo sulla superficie le morene mediane colme di detriti e sassi fuoriusciti dal ghiacciaio. A quell’epoca la mia curiosità prese il sopravvento, tant’è che la voglia di esplorare la montagna con le ascensioni alle cime circostanti mi avvicinarono quasi di soppiatto al “gigante buono”, teatro in epoche diverse di fasti del passato, per capire quello stato d’animo così irruento ma pieno di fascino e di mistero. Lo è stato molte volte negli anni a seguire accompagnando il Prof. Claudio Smiraglia e i glaciologi dell’Università di Milano, lo è così ancor oggi con lo sguardo di chi è convinto che nel breve ci potrà essere una nuova evoluzione della massa glaciale, nuova linfa per la nostra vita, sempre che si prendano le giuste misure per contenere l’innalzamento delle temperature. La storia insegna.

La magia dei ghiacciai

Per chi frequenta la montagna, il ghiacciaio è visto come qualcosa di sublime. Testimone di avventure, di storia e di scienza, quasi fosse una coperta bianca che trattiene segreti nel tempo, è divenuto oggetto da visitare. L’escursionista che si avvicina alla montagna per accedere a rifugi e alle alte cime rimane ogni volta affascinato da quelle masse glaciali che circondano il paesaggio alpino e che contrasta con il blu del cielo quasi fosse una cromia di colori, degna di uno spartito musicale di J.S. Bach.

Così si presenta la valle dei Forni con il suo ghiacciaio di tipo himalayano osservato da più punti, con le sue morene mediane e le grandiose creste moreniche laterali, indici di storia e che oggi più che mai scorre inarrestabile verso una riduzione progressiva, segno di una involuzione dettata dai cambiamenti climatici.

Ben diversa dalle impressioni di quei valligiani e viaggiatori che, dalla metà del XVI secolo in poi, hanno potuto vedere i ghiacciai delle Alpi rigonfiarsi e distendersi come lingue bianche verso valle, così come citato da Sebastiano Munster nel 1546 visitando il Ghiacciaio del Rodano. Era l’inizio della piccola glaciazione che durò fino al XIX secolo e che portò la fronte del Ghiacciaio dei Forni fino all’altezza del rifugio omonimo a circa 2170 m di quota, dove oggi si trova un parcheggio.

Al di là delle suggestioni e del fascino che questi luoghi esercitano, è indubbiamente positivo che gli studi negli ultimi anni costituiscano un valido apporto scientifico al servizio dell’umanità.

Itinerari in bici o a piedi

I sentieri sono facili e ben segnalati. Dalla località turistica di Santa Caterina Valfurva si prende la carrozzabile a pagamento che conduce verso la Valle dei Forni fino al parcheggio, che si trova a 7 km circa a quota m 2170, di fronte allo storico Albergo dei Forni.

Dal parcheggio si prende la carrozzabile a piedi che conduce al Rifugio Branca (m 2495, 1ora di cammino) in quello che per un tratto l’ambiente arboreo ha preso il posto della lingua glaciale del XVI secolo, dove si possono notare le antiche morene laterali del ghiacciaio.

Superato uno sperone roccioso si giunge al Rifugio Branca ove appare l’ampio fronte ormai consumato del Ghiacciaio dei Forni.

Un comodo sentiero vi conduce prospicenti le bocche glaciali frontali attuali. Attraversato un ponte tibetano sul torrente, vi inoltrate in uno scenario di rocce levigate dal ghiaccio che vi condurranno lungo le morene laterali e i pendii della cima di San Giacomo, dove incontrerete alcuni resti di baracche della I Guerra mondiale. Un ampio terrazzo panoramico volge a nord verso la Val Cedec e la Cima del Gran Zebrù, al cospetto di incontri furtive di marmotte e camosci.

Al rientro in discesa trovate una delle più importanti cembrete delle Alpi, un biotopo naturale di enorme importanza scientifica e naturalistica. Il profumo del cembro precede un sicuro ristoro all’Albergo dei Forni.

– Itinerario a piedi corto Albergo dei Forni, Rifugio Branca, Ghiacciaio dei Forni Laghi di San Giacomo (3h)

– Itinerario lungo Albergo dei Forni, Val Cedec, Rifugio Branca, Ghiacciaio dei Forni, Laghi di San Giacomo (5h).

PERCHÉ È SOSTENIBILE 

Appare chiaro che i ghiacciai, che mutano continuamente le proprie dimensioni in funzione delle condizioni climatiche, possano offrire una chiave di lettura sulle variazioni del passato, oltre a dare un contributo alle risorse idriche per l’agricoltura o l’energia. Il Comitato glaciologico Italiano, il Professor Claudio Smiraglia con l’Università di Milano e con la Professoressa Guglielmina Diolaiuti, da anni conduce studi su questa importante area scientifica, una meraviglia incastonata tra le valli del Parco Nazionale dello Stelvio, divenuta nel tempo laboratorio di ricerca e di studio sugli ecosistemi glaciali ed ambientali.

E per questi motivi è stato tracciato il Sentiero glaciologico dei Forni, che offre ai frequentatori di questi luoghi, in uno dei più importanti scenari alpini, un itinerario che permetta di comprendere meglio la vita del Ghiacciaio dei Forni, tra presente e passato, dei fenomeni ad esso connesse comprese le interazioni con le scienze naturali e culturali in un delicato equilibrio tra uomo e natura. A tutti noi rimane il compito di agire per il bene dell’umanità.

CONSIGLI DI VIAGGIO 

Quando andare 

Da metà giugno a metà settembre, in coincidenza con l’apertura dei rifugi; se bel tempo fino al 31 ottobre.

Come arrivare 

Da Milano a Santa Caterina Valfurva: in auto o in treno fino a Tirano, poi bus fino a Bormio, quindi Santa Caterina Valfurva (210 Km).

Da Santa Caterina Valfurva si prende la carrozzabile dei Forni fino al parcheggio dei Forni. Pagamento pedaggio: € 3,00 al giorno, salvo aggiornamenti. Attenzione: esporre il biglietto sul cruscotto del veicolo.

Da Bolzano, via Passo Stelvio, Bormio quindi a Valfurva: in auto sono circa 60 Km.

Da Sondrio a Valfurva: in auto o in treno fino a Tirano, poi bus fino a Bormio, quindi Santa Caterina Valfurva, 80 Km.

Da Brescia via passo Gavia a Valfurva; in auto 30 Km

Da Trento via passo Tonale, passo Gavia a Valfurva.

Per le auto: parcheggio a Santa Caterina Valfurva o Albergo dei Forni.

Cosa portare 

Zaino con indumenti da escursionismo, giacche antivento, scarponi, creme solari, occhiali, binocolo, cartina, acqua.

Ospitalità

Albergo dei Forni

Via Forni – Valfurva (SO)

Tel. +39 0342 935365

forni2000.com

GREEN TIPS 

Se avete la bici con voi, assicuratevi di prendere i treni con appositi scompartimenti per il suo trasporto. Lungo gli itinerari vi sono aree di sosta dedicate e riportate al vostro domicilio i rifiuti di uso e consumo.

Nella percorrenza dei sentieri e nella permanenza ai bordi del ghiacciaio è richiesto il rispetto delle regole evitando uscire dai sentieri e di disturbare la fauna e la flora, in particolare evitando di calpestare i prati. Nel parco non raccogliete fiori e ogni forma naturale o storica. Si consiglia la presenza della Guida alpina per escursioni sul ghiacciaio.

Info

Ufficio del turismo – Pro Loco di Valfurva

Piazza Magliavaca 24 – Valfurva

Tel. + 39 0342 935544

santacaterina.it

info.valfurva@bormio.eu

In caso di emergenza per richiedere soccorso è attivo il 112 Numero Unico di Emergenza.

Siti web utili

parconazionale-stelvio.it/it/il-parco-nazionale.html

Letture utili

Sentiero glaciologico del centenario – Lyasis 1998.

di Claudio Smiraglia, Giacomo Casartelli, Manuela Pelfini

Ortles Cevedale – Conquiste a fil di cielo – World Images edizioni 2004

ISBN 88-89498-00-5

di Livio Piatta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fotografo professionista, vive in Valtellina con le Alpi nel cuore e il coraggio a portata di mano. Diplomato in Fotografia naturalistica e scientifica allo I. E. D. di Milano, fin da giovane ha sviluppato la passione per la natura e l'alpinismo con numerose ascensioni nelle Alpi ed in Sud America. Viaggiatore ed esploratore instancabile ha percorso in lungo e in largo numerosi itinerari dalle Alpi agli Appennini alle Ande, dagli antipodi dell'Artico all'Antartide, documentando per immagini il paesaggio nelle forme più insolite. Collabora da anni con testate editoriali tra Ie quali Meridiani Montagne e canali televisivi nazionali ed internazionali tra cui Rai 3, Canale 5 e TV Svizzera. Editore in proprio con la casa editrice World Images edizioni, ha pubblicato numerosi volumi dedicato alla cultura e la natura delle Alpi e del Sud America.

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