Dove fare turismo sostenibile in Italia: 16 destinazioni con certificazione verificata

“Sostenibile” è diventata una di quelle parole che si trovano ovunque: sulle bottiglie d’acqua, nelle brochure degli hotel, nei comunicati stampa delle compagnie aeree a basso costo. Un aggettivo tanto usato da rischiare di non dire più niente, come “autentico” o “artigianale” o “a km zero applicato alla pizza surgelata”.
Eppure, esiste un modo per distinguere chi lo pratica da chi lo appende in vetrina: le certificazioni nazionali e internazionali. Non quelle autoprodotte, non i bollini inventati dall’ufficio marketing, quelle vere, rilasciate da organismi indipendenti come il Global Sustainable Tourism Council, l’UNESCO, Alpine Pearls, Green Destinations, Cittaslow, il Touring Club Italiano. Organismi che fanno domande scomode, pretendono dati misurabili e tornano a verificare.
Le sedici destinazioni italiane raccolte in questo articolo hanno risposto a quelle domande. Stanno in posti diversi tra loro – dalle Alpi Carniche al Cilento, dal Delta del Po alle Egadi – e hanno storie altrettanto diverse. Le unisce una cosa sola: qualcuno di autorevole ha controllato e ha detto che stavano facendo le cose per bene.
Vale la pena andarci. E vale la pena sapere perché.
1 Malles (Alto Adige) – Alpine Pearls
Tra le località europee più avanzate nella mobilità sostenibile alpina e nella riduzione del traffico privato. Raggiungibile da Milano e Verona tramite ferrovia fino a Bolzano e successivamente con la linea ferroviaria della Val Venosta.
Nell’alta Val Venosta, a due passi dal confine svizzero e austriaco, Malles ha costruito la sua reputazione sostenibile mattone dopo mattone nel senso più letterale. Qui sorge il primo edificio passivo certificato d’Italia: una struttura che si scalda senza caldaia né termosifoni, sfruttando l’irraggiamento solare, l’isolamento e il calore degli occupanti. Un primato discreto, quasi in linea con il carattere della valle, che non ama il clamore ma produce risultati.
Membro del circuito Alpine Pearls, il network internazionale delle destinazioni alpine che hanno fatto della mobilità dolce e della sostenibilità il proprio asse portante, Malles gioca la partita del turismo responsabile con strumenti concreti. Il più eloquente è la ferrovia della Val Venosta: inaugurata nel 1906, chiusa nel 1990, riattivata nel 2005 per volontà locale, collega Malles a Merano attraversando borghi, frutteti e paesaggi d’alta quota. Salirci è già un gesto di coerenza.
Il territorio è quello dell’Alto Adige più remoto: campanili romanici che emergono tra i prati, l’Abbazia benedettina di Monte Maria arroccata su Burgusio, i mercati stagionali dove il Vinschger Paarlbrot – pane di segale, frumento e farro con radici nel Duecento – si mangia ancora accompagnato dai formaggi di malga. La Val Venosta era il granaio del Tirolo medievale, e una certa parsimonia nei confronti delle risorse è rimasta nel DNA del posto.
D’estate la pista ciclabile lungo l’antica Via Claudia Augusta diventa l’asse principale della mobilità locale e turistica. D’inverno lo sciistico del Watles, a misura di famiglia, offre un’alternativa alla logica dei grandi comprensori. In entrambi i casi, Malles si muove con la sua andatura: metodica, radicata, poco interessata alle mode.
suedtirolerland.it/it/alto-adige/val-venosta/malles-venosta/
2 Chamois (Valle d’Aosta) – Alpine Pearls
L’unico comune italiano raggiungibile esclusivamente in funivia o a piedi. Un simbolo del turismo a basse emissioni. Novantatré tornanti per arrivarci a piedi, una funivia se si preferisce la versione panoramica, e nessuna automobile da quando esiste il paese. Nel 1955 Chamois scelse deliberatamente di non costruire la strada che l’avrebbe collegata al fondovalle. Una decisione che oggi suona quasi profetica.
A 1.800 metri nella Valtournenche, la valle del Cervino, il borgo conserva case in pietra e legno, stradine strette, fontane che si sentono perché nessun motore le copre. Circa cento residenti, diversi villaggi disseminati sui fianchi soleggiati della montagna e un’architettura rurale valdostana intatta. Un posto dove si vive senza garage.
Dal 2006 Chamois fa parte del circuito Alpine Pearls, network internazionale di venticinque destinazioni alpine in sei paesi accomunate da sostenibilità e mobilità dolce, e indossa il riconoscimento con la discrezione di chi sa già di avere ragione.
La funivia, il Lago di Lod a 2015 metri, i sentieri verso La Magdeleine tra boschi e pascoli intatti, la mulattiera con i suoi tornanti: a Chamois il turismo lento è l’unica modalità disponibile da prima che qualcuno inventasse l’espressione.
3 Altopiano della Paganella (Trentino) – GSTC Certified Destination
Cinque comuni, un altopiano, e una domanda che circola da anni tra chi si occupa di turismo di montagna: si può sciare e pedalare in modo davvero sostenibile, o la parola finisce sempre per coprire qualcosa di meno virtuoso? La Paganella ha deciso di rispondere con i fatti, ed è diventata la prima destinazione trentina a ottenere la certificazione del Global Sustainable Tourism Council – lo standard internazionale fondato da UNEP e UNWTO che valuta governance, impatti socioeconomici, patrimonio culturale e sostenibilità ambientale insieme.
L’altopiano raccoglie i comuni di Andalo, Fai della Paganella, Molveno, Cavedago, Spormaggiore, stretti intorno alla Paganella che sale fino a 2125 metri. D’inverno c’è il comprensorio Paganella Ski, con quattordici impianti di risalita integrati nello Skirama Dolomiti. D’estate la stessa rete di funivie diventa l’accesso a oltre 489 chilometri di percorsi per mountain bike. In entrambi i casi, l’obiettivo dichiarato è raggiungere lo status di destinazione a clima neutrale, come recita la Carta dei Valori del territorio.
Il progetto Dolomiti Paganella Future Lab ha prodotto strumenti concreti: un calcolatore digitale per misurare consumi, rifiuti ed emissioni delle strutture ricettive, e un Masterplan della mobilità che punta a ridurre la dipendenza dall’auto privata. Da giugno 2025, un servizio di autobus cadenzato ogni trenta minuti collega Trento all’altopiano tutti i giorni fino a tarda sera. Molveno, da parte sua, è stato premiato dal Touring Club e Legambiente come il lago più bello d’Italia per la qualità delle acque e dei servizi.
La Paganella dimostra che la certificazione di sostenibilità, quando è seria, funziona come bussola prima che come etichetta: indica una direzione, impone verifiche triennali, e obbliga a misurare quello che troppo spesso si presume senza contare.
4 Levico Terme (Trentino) – Cittaslow – Prima destinazione GSTC al mondo
Levico Terme ha due primati da raccontare. Il primo: fa parte di Cittaslow, la rete internazionale delle città lente fondata sull’idea – radicale, a suo modo – che la qualità della vita si misura in tempi lunghi, sapori veri e comunità radicate. Il secondo, ancora più rilevante: si trova in Valsugana, la prima destinazione turistica al mondo certificata secondo i criteri GSTC, un processo partecipativo che ha coinvolto tutto il territorio e ha prodotto il riconoscimento più autorevole nel panorama del turismo sostenibile internazionale.
Il paese ha un’identità costruita sull’acqua. Le Terme di Levico utilizzano un’acqua arsenicale-ferruginosa unica al mondo, la famosa Acqua Forte, che nasce sui versanti del Lagorai oltre i 1500 metri di quota, attraversa giacimenti metalliferi e arriva a valle arricchita di ferro, solfati, rame e arsenico. Una composizione rara, usata da oltre 160 anni per terapie respiratorie, reumatologiche e dermatologiche. A pochi passi dallo stabilimento termale si estende il Parco delle Terme, disegnato a inizio Novecento, con alberi monumentali e viali che portano direttamente al lago.
Il Lago di Levico è a forma di fiordo, tra i più caldi d’Europa, ed è stato insignito della Bandiera Blu per la qualità delle acque. Il centro storico conserva l’impianto di una città termale asburgica: viali alberati, palazzi liberty, un’atmosfera che fa pensare a fine Ottocento senza alcuno sforzo. La pista ciclabile della Valsugana collega Levico a Trento e Bassano del Grappa, trasformando la valle in uno dei corridoi green più apprezzati del Trentino.
Tra i prodotti del territorio: l’Acqua Levico, tra le più leggere d’Europa, lo spumante Lagorai, il formaggio Vezzena (che era sulla tavola degli Asburgo) e la grappa Vettorazzi. Un posto che sa come si sta bene, e lo dimostra con dati certificati.
visitvalsugana.it/it/levicoterme
5 Monte Isola (Lombardia) – Bandiera Arancione TCI – EDEN European Destination of Excellence
L’isola lacustre più grande dell’Europa centro-meridionale e, quasi per contrasto, uno dei posti più silenziosi della Lombardia. Monte Isola emerge dalle acque del Lago d’Iseo in provincia di Brescia con i suoi tredici chilometri quadrati, 1700 abitanti e una regola ferrea: sulle strade dell’isola circolano solo i motocicli dei residenti e i minibus comunali. Tutto il resto si fa a piedi, in bicicletta o via acqua.
Il Touring Club Italiano le ha assegnato la Bandiera Arancione, riconoscimento che valuta oltre 250 parametri, dall’integrità del centro storico alla gestione dei rifiuti, dall’accoglienza all’offerta enogastronomica. Monte Isola fa parte anche del programma europeo EDEN, le European Destinations of Excellence dedicate alle destinazioni turistiche sostenibili, con cui nel 2019 è stata riconosciuta tra le tre migliori destinazioni in Europa.
Le dodici frazioni del comune hanno caratteristiche diverse a seconda che si trovino sul versante lacustre o su quello collinare. Peschiera Maraglio, sul lato meridionale, è il primo approdo dai traghetti di Sulzano: case strette l’una all’altra, reti da pesca, un porto di barche in legno. Da qui parte il periplo dell’isola: nove chilometri quasi pianeggianti tra ulivi, vigneti terrazzati e scorci sul lago. A 600 metri di quota, il Santuario della Madonna della Ceriola offre una vista a 360 gradi che abbraccia tutto il lago d’Iseo e, nelle giornate terse, le colline della Franciacorta.
L’identità produttiva dell’isola è legata da secoli alla costruzione di barche in legno e alla produzione di reti da pesca, mestieri che resistono. Attorno, la Franciacorta con le sue bollicine e il northern part of the Lago d’Iseo, incluso nella Riserva della Biosfera UNESCO Valle Camonica-Alto Sebino. Un’isola che non si mostra: si raggiunge, si cammina, si ascolta.
6 Parco del Delta del Po (EmiliaRomagna – Veneto) – Riserva della Biosfera MAB UNESCO CETS Carta Europea del Turismo Sostenibile
Il Delta del Po è uno di quei posti che non assomiglia a nessun altro posto in Italia. Un sistema di rami, valli, lagune e dune che il Po ha costruito per millenni prima di consegnarsi all’Adriatico: un paesaggio orizzontale, fatto di luce radente, odore di salmastro e silenzio interrotto solo dal volo dei fenicotteri. Nel 2021 i due Parchi Regionali del Delta del Po – quello emiliano-romagnolo e quello veneto – insieme alla Riserva della Biosfera, hanno ottenuto la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), il riconoscimento di EUROPARC che certifica l’impegno concreto delle aree protette nella riduzione degli impatti del turismo. Il territorio è Riserva della Biosfera MAB UNESCO dal 1997.
Il delta ospita una delle concentrazioni di uccelli migratori più alte d’Europa. Le valli da pesca – specchi d’acqua salmastra separati dal mare da argini – sono habitat fondamentali per aironi, garzette, falchi di palude e le colonie di fenicotteri rosa che da qualche decennio hanno scelto il delta come punto di sosta e riproduzione. Comacchio, con le sue tredici isole collegate da ponti e canali, è il cuore urbano di questo paesaggio: l’anguilla, tutelata dal presidio Slow Food, è il prodotto simbolo, insieme alla boreto alla graisana (zuppa di pesce nata nei Casoni) e alle ricette che sapevano come usare tutto il pesce del delta.
Il turismo qui si muove sulle acque: canoe nei canali, birdwatching nelle valli, bicicletta sugli argini. La ciclabile del Po è una delle grandi infrastrutture della mobilità lenta italiana, che percorre il corso del fiume dalla sorgente al mare. Cervia, con le sue saline storiche e il sale dolce, si trova nella fascia meridionale del sistema. Ferrara, dichiarata Patrimonio UNESCO per la città rinascimentale e il delta, è il gateway naturale per chi arriva da nord.
7 Cervia (EmiliaRomagna) – Green Destinations Top 100 Stories 2025 · GSTC aligned · CETS
Cervia è la città del sale. Lo era nel Medioevo, quando i monaci benedettini organizzarono la prima raccolta sistematica nelle saline, e lo è ancora oggi con un’integrazione non scontata tra produzione artigianale, tutela ambientale e turismo esperienziale. Nel 2025 è entrata ufficialmente nella Green Destinations Top 100 Stories List, la classifica internazionale che dal 2014 seleziona ogni anno le cento destinazioni più virtuose al mondo nelle pratiche di turismo sostenibile. I criteri di valutazione sono allineati al GSTC. È anche Parco regionale con CETS dal 2021, nell’ambito del sistema Delta del Po.
La storia che ha convinto la giuria internazionale riguarda la Salina Camillone: dopo le alluvioni che avevano devastato l’ecosistema storico delle saline, la comunità locale ha avviato un restauro integrale utilizzando metodi tradizionali, ha ripristinato la produzione del sale marino integrale – quello dolce, senza amaro, estratto una volta l’anno come si faceva secoli fa – e ha trasformato il sito in un polo di turismo naturalistico attivo. Tra marzo e luglio, le vasche della salina diventano habitat per i fenicotteri rosa, specie la cui presenza a Cervia è oggi una delle attrazioni principali del birdwatching adriatico.
La città gestisce 130 ettari di pineta protetta, una rete ciclabile che attraversa la fascia costiera e l’entroterra, spiagge con divieto di fumo e plastica monouso dal 2019. L’Ecomuseo, nato nel 2013, documenta e promuove il patrimonio ambientale della salina, il sale e i mestieri legati all’acqua. Il MUSA – Museo del Sale – è il centro culturale di questa identità e conserva gli strumenti dei salinari e la memoria orale di una professione che a Cervia si tramanda da generazioni.
8 Rimini (Emilia-Romagna) – Green Destinations Award – Wanderlust Travel Green List 2024
Rimini è la capitale balneare italiana per antonomasia: sedici chilometri di spiaggia, milioni di turisti ogni estate, un modello di turismo di massa costruito nel secondo dopoguerra e rimasto sostanzialmente intatto per decenni. Poi, lentamente, qualcosa ha cominciato a cambiare. E oggi Rimini è l’unica destinazione balneare italiana nella Travel Green List 2024 di Wanderlust – la più longeva rivista di turismo britannica – premiata per il Parco del Mare, la grande operazione di pedonalizzazione del waterfront che ha restituito sedici chilometri di lungomare agli esseri umani, togliendo spazio alle automobili.
Il progetto del Parco del Mare, in cantiere dal 2010 e ancora in fase di completamento, ha trasformato il lungomare di Rimini in un sistema continuo di verde, spazi fitness, piazze sulla sabbia e percorsi ciclabili. L’intervento è indicato tra le Best Practices dell’Agenda ONU 2030. Sotto la passeggiata, il Belvedere di piazzale Kennedy nasconde il sistema fognario più moderno d’Italia: quaranta metri sottoterra, per garantire acque balneabili tra le più pulite del Paese.
La Bicipolitana – la rete ciclabile urbana di Rimini, oggi oltre 130 chilometri – è tra le infrastrutture più estese d’Italia per una città della stessa dimensione. Dal 2019 le spiagge riminesi sono plastic free e vietano il fumo sulla battigia. La mobilità elettrica in sharing conta oltre mille monopattini, trecento ebike e cinquanta scooter elettrici. Rimini ha scelto, a suo modo pragmatico e romagnolo, di fare della sostenibilità una questione di qualità dell’esperienza prima che di principio ideologico. Il risultato è visibile e premiato.
emiliaromagnaturismo.it/it/localita/rimini
9 Castelnuovo Magra (Liguria) – Bandiera Arancione TCI
Castelnuovo Magra si trova nell’entroterra spezzino su una collina dalla quale si vedono contemporaneamente le Apuane, gli Appennini e, nelle giornate limpide, il mare delle Cinque Terre. È uno di quei borghi liguri che il Touring Club Italiano ha certificato con la Bandiera Arancione, il riconoscimento che valuta oltre 250 parametri delle qualità turistico-ambientali e viene assegnato a meno del 10% dei comuni candidati.
Il borgo è fatto di selciati stretti, archi, la chiesa di Santa Maria Maddalena con il dipinto attribuito a Bruegel il Vecchio – una Salita al Calvario che ritrae sullo sfondo un paesaggio di fantasia ma con una precisione nordica che colpisce. Il castello dei Vescovi di Luni domina il paese dall’alto, con la sua loggia aperta sulla Lunigiana. Il mercato medievale a ottobre è tra gli eventi più frequentati della provincia della Spezia.
L’economia del territorio ruota attorno alla Vernaccia di Serravalle, vino bianco DOC prodotto da uve coltivate su terrazze affacciate sul Magra, e all’olio extravergine, con uliveti che arrivano fino alla costa. L’entroterra spezzino è attraversato da una rete di sentieri che collegano i borghi della Lunigiana al mare senza mai toccare una strada asfaltata, un’infrastruttura di turismo lento che Castelnuovo Magra presidia con cura, consapevole di essere un punto di accesso privilegiato tra le vie dell’interno e la riviera.
touringclub.it/destinazioni/castelnuovo-magra
10 Greve in Chianti (Toscana) – Cittaslow
Greve in Chianti è la piazza. Quella triangolare, porticata su tre lati, con le botteghe di vino e salumi e le logge che incorniciano il centro come se il Medioevo avesse deciso di non andarsene. È qui che il Chianti Classico, quello con il gallo nero, ha il suo baricentro geografico e culturale, ed è qui che Cittaslow ha trovato uno degli interlocutori più coerenti con la propria filosofia: qualità della vita come obiettivo politico, produzione locale come infrastruttura della comunità, lentezza come scelta e non come mancanza.
Il territorio comunale comprende borghi come Panzano in Chianti, dove Dario Cecchini ha trasformato la macelleria in un’esperienza quasi filosofica, e Lamole, arroccata su terrazze con vigneti a quota 600 metri, uno dei cru del Chianti Classico meno celebrati e più preziosi. Le strade bianche che attraversano il territorio – le famose strade in breccia – sono diventate l’infrastruttura dell’Eroica, la granfondo ciclistica che si percorre ogni anno in ottobre su biciclette d’epoca. Un evento che porta migliaia di persone a muoversi lentamente su strade che nessun GPS consiglierebbe.
Il vino è Chianti Classico DOCG, con le sottozone delle Gran Selezione che esprimono i microclimi del territorio. L’olio è Chianti DOP. I produttori di tartufo lavorano i boschi tra Greve e Radda. La filiera corta qui è un’abitudine antica, ratificata dal marchio Cittaslow dal 2003: la rete internazionale delle città lente che conta oltre 300 comuni in tutto il mondo, fondata proprio in Italia nel 1999.
visitchianti.net/dove-andare/comuni/greve-in-chianti
11 Pollica (Campania) Cittaslow – Comunità Emblematica UNESCO della Dieta Mediterranea – Bandiera Blu ininterrotta dal 1987
A Pollica, duemila abitanti nel cuore del Cilento, è arrivato Ancel Keys negli anni Cinquanta. Il fisiologo americano cercava una risposta alla domanda sulla longevità dei popoli mediterranei, e la trovò proprio qui: nell’olio, nel pesce, nel pane integrale, nel vino rosso, nella convivialità a tavola. Quella ricerca divenne la Dieta Mediterranea. Nel 2010 l’UNESCO l’ha riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, e Pollica è diventata Comunità Emblematica per l’Italia, una delle sette al mondo. Dal 2022 ospita il Segretariato Permanente delle Comunità Emblematiche UNESCO, coordinando la rete internazionale che include Soria, Koroni e Chefchaouen.
Il castello dei Principi Capano, che svetta sui tetti del paese, ospita oggi il Centro Studi della Dieta Mediterranea intitolato ad Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore assassinato nel 2010 dalal camoora che aveva dedicato la vita alla tutela ambientale del Cilento. A Pioppi, la frazione sul mare, il Museo Vivente della Dieta Mediterranea custodisce la memoria di Keys e della ricerca che ha cambiato la nutrizione mondiale.
Pollica è Cittaslow dal 2003 e detiene la Bandiera Blu senza interruzioni dal 1987, un record nazionale. Il territorio ospita quindici Presidi Slow Food, ventidue prodotti con marchio DOC/DOP/IGP, 580 PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali). Il mare del Cilento è tra i più puliti d’Italia, i fondali della Riserva Marina di Santa Maria di Castellabate sono Patrimonio UNESCO nell’ambito del Parco Nazionale. Il Cammino delle Terre della Dieta Mediterranea, inaugurato nel 2024, attraversa il Cilento a piedi mettendo in rete borghi, produttori, paesaggi: il turismo lento come pratica coerente con la filosofia di un territorio che lo ha inventato, in un certo senso, prima che esistesse la parola.
12 Sant’Antioco (Sardegna) – Green Destinations Top 100 Stories
Sant’Antioco è un’isola che si raggiunge via terra: un istmo sottile la collega alla Sardegna sud-occidentale, un collegamento che esiste da duemila anni, da quando i Fenici costruirono il primo insediamento su questa penisola affacciata sul Mediterraneo. La città di Sant’Antioco è una delle più antiche della Sardegna: le catacombe paleocristiane si aprono sotto le abitazioni del centro storico, le tombe fenicio-puniche del Tophet custodiscono ceramiche di tremila anni fa, il museo archeologico racconta undici secoli di stratificazione.
L’isola è nella Green Destinations Top 100 Stories. La storia presentata riguarda il bisso marino – il filo d’oro prodotto dal mollusco Pinna nobilis, una delle tradizioni artigianali più rare e antiche del Mediterraneo. Chiara Vigo, custode del bisso e ultima maestra di questa tecnica a Sant’Antioco, ha trasformato la trasmissione di questa conoscenza in un progetto di salvaguardia culturale e ambientale riconosciuto a livello internazionale.
Il territorio dell’isola ospita lagune, dune, macchia mediterranea e coste rocciose che alternano calette isolate a spiagge sabbiose. Il tonno rosso, le bottarghe, il miele di corbezzolo e il vino Carignano del Sulcis DOC sono i prodotti che caratterizzano la produzione locale. Il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, pur lontano geograficamente, è parte dello stesso sistema di protezione marina che tutela le acque sud-occidentali della Sardegna.
13 Favignana (Sicilia) – Area Marina Protetta delle Isole Egadi
Favignana è la più grande delle Egadi, l’arcipelago a ovest della Sicilia che ospita l’Area Marina Protetta più vasta del Mediterraneo: 53.992 ettari di mare protetto, con fondali che conservano praterie di posidonia, grotte sommerse e una biodiversità che ha pochi paragoni nel bacino. Le acque sono quelle della battaglia delle Egadi del 241 a.C., la vittoria navale con cui Roma sconfisse Cartagine e chiuse la prima guerra punica. I rostri delle navi ritrovati sul fondale sono tra i reperti più straordinari della storia del Mediterraneo antico, ora visibili al museo locale.
L’isola ha una forma a farfalla – la toponomastica locale riflette questa forma con la parola araba fawwara, sorgente – e si percorre tutta in bicicletta su strade quasi prive di traffico. La pietra gialla di Favignana, la pietra da taglio estratta dalle cave che ora sono uno dei siti di archeologia industriale più affascinanti della Sicilia, è il materiale con cui è costruita l’intera architettura locale. Le cave abbandonate, riempite d’acqua, sono diventate piscine naturali.
La mattanza del tonno è la tradizione che ha definito l’identità di Favignana per secoli. La pesca del tonno rosso con le reti fisse è una pratica che risale ai Fenici, documentata dagli Arabi e ancora praticata, in forme drasticamente ridotte, dai Florio, che nel XIX secolo costruirono qui uno dei più grandi stabilimenti di trasformazione del tonno al mondo. Il conservificio, oggi museo, è un gioiello di archeologia industriale con le sue vasche e i suoi pavimenti di maiolica. Il tonno, la bottarga, le acciughe e i gamberi di Mazzara del Vallo arrivano al porto di Favignana ogni mattina.
14 Castiglione della Pescaia (Toscana) – Green Destinations
Castiglione della Pescaia ha il borgo medievale più intatto della Maremma toscana. Le mura del Quattrocento si chiudono intorno a un nucleo di case in pietra, torri e vicoli che guardano il mare dalla sommità di una collina: una fortezza senese che ha saputo invecchiare bene. Sotto, il porto, le spiagge di sabbia bianca e la pineta che costeggia la costa per chilometri. In mezzo, una delle concentrazioni di turismo più alte della costa tirrenica.
Castiglione della Pescaia è nella rete Green Destinations, il programma internazionale che supporta le destinazioni nel percorso verso pratiche turistiche più sostenibili. Il territorio comunale include la Diaccia Botrona, una delle lagune costiere più importanti della Toscana: uno specchio d’acqua salmastra di 1.100 ettari, habitat di aironi, falchi di palude e anatidi, gestito come riserva naturale provinciale. La laguna è raggiungibile in canoa da Castiglione e rappresenta uno dei luoghi più silenziosi e integri della costa maremmana.
Il Parco Naturale della Maremma – il Parco dell’Uccellina – confina con il territorio comunale a nord: una lingua di costa selvaggia con torri spagnole, spiagge accessibili solo a piedi o a cavallo, boschi di leccio fino al mare. Castiglione della Pescaia è il punto di accesso meridionale di questo sistema, e ha costruito attorno a questa posizione un’offerta orientata al turismo naturalistico e culturale che affianca il turismo balneare tradizionale. Il risultato è una destinazione con due anime che convivono senza schiacciarsi.
visitcastiglionedellapescaia.it
15 Melpignano (Puglia) – Cittaslow
Melpignano è un comune di meno di duemila abitanti nel Salento profondo, provincia di Lecce, ed è diventato famoso nel mondo per una notte sola, quella della Notte della Taranta, il festival che dal 1998 trasforma il paese in uno dei concerti folk più grandi d’Europa. Ma Melpignano è Cittaslow da molto prima che il festival diventasse un fenomeno mediatico, e la filosofia della rete delle città lente – qualità della vita, produzione locale, identità culturale come risorsa – è cucita a fondo su questo pezzo di Salento.
Il paese è costruito in pietra leccese, la stessa pietra dorata che caratterizza Lecce a quaranta chilometri di distanza. Le chiese barocche, i palazzi nobiliari e i trulli che si incontrano nei dintorni raccontano una stratificazione culturale che mescola longobardi, normanni, bizantini e arabi. Il dialetto grico, una variante del greco antico ancora parlata da alcune famiglie della Grecia Salentina, è uno dei segni più evidenti di questa complessità.
L’economia locale si regge su olio extravergine, quello della varietà ogliarola salentina e cellina di Nardò, vino Primitivo e Negroamaro, prodotti di ortofrutta e artigianato in cartapesta. Cittaslow ha aiutato Melpignano a costruire una narrazione coerente intorno a questi elementi, resistendo alla pressione del turismo mordi-e-fuggi che il festival potrebbe generare, e puntando invece su una presenza distribuita nell’arco dell’anno. Il Salento si visita a settembre, quando la Notte della Taranta è finita e restano solo il calore, l’olio nuovo e le ultime notti tiepide.
16 Sauris (Friuli-Venezia Giulia) – Alpine Pearls – UNWTO Best Tourism Village 2022
Sauris si trova nelle Alpi Carniche a 1.212 metri di quota, ed è il comune montano in assoluto più alto del Friuli-Venezia Giulia. Per arrivarci si percorrono quasi quindici chilometri di tornanti con pendenze fino all’11%, gallerie scavate nella roccia e alcune delle curve più strette delle Alpi orientali. A Sauris non si arriva per caso, il borgo lo sa, e ne ha fatto un’identità.
Nel 2022 l’UNWTO, l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, ha inserito Sauris tra i Best Tourism Villages – riconoscimento che seleziona borghi rurali con meno di 15.000 abitanti che abbiano dimostrato un impegno concreto nella conservazione culturale, nella sostenibilità ambientale e nello sviluppo economico locale. Sauris è anche Perla delle Alpi nel circuito Alpine Pearls, e membro dei Borghi Autentici d’Italia. Il comune ha 400 abitanti e parla ancora, almeno in parte, il saurano, un dialetto germanico portato dai coloni carinziani che si insediarono in questa valle nel XIII secolo.
Il prodotto simbolo è il Prosciutto di Sauris IGP, l’unico prosciutto crudo italiano con affumicatura: le cosce vengono esposte al fumo di legno di faggio per un massimo di 72 ore, poi stagionate per almeno dieci mesi. Il sapore è dolce, con una nota di fumo appena percettibile, il risultato di una tecnica millenaria che il Prosciuttificio Wolf pratica continuativamente dal 1862. A luglio, la sagra del prosciutto porta migliaia di persone fin lassù, nelle Alpi che nessun GPS consiglierebbe.
La Zahre Beer – birra artigianale non filtrata né pastorizzata, prodotta con le acque sorgive della valle – è l’altro simbolo gastronomico. Il Carnevale di Sauris, con le maschere in legno intagliato della Notte delle Lanterne, è una delle feste alpine più antiche delle Alpi italiane. Intorno, boschi di faggio, il lago artificiale, una zipline, un centro benessere comunale con sauna e massaggi alle erbe locali. Sauris ha capito che l’isolamento, invece di essere un limite, può diventare il prodotto stesso.
turismofvg.it/it/montagna365/sauris

Lascia un commento