Turismi sostenibili: il punto in Italia
Abbiamo incontrato Alfredo Somoza*, giornalista, presidente ICEI, ex presidente AITR, membro del Comitato Destinazione Milano, gli abbiamo rivolto qualche domanda per chiarire che cosa sono ecoturismo, turismo sostenibile e turismo responsabile, e da lì è nata una conversazione appassionante….
Buongiorno Alfredo, che cosa è l’ecoturismo?
L’ecoturismo come concetto in sé è una nicchia di mercato. Negli anni ‘90 era quasi sinonimo di turismo responsabile per gli organismi internazionali, nel senso che si intendeva come sostenibilità la dimensione ambientale.
Noi abbiamo sempre lottato perché si riconoscessero altre due sostenibilità, quella culturale e quella socio-economica, che poi effettivamente le istituzioni dal 2002 hanno accreditato.
Quindi oggi, quando parliamo di turismo sostenibile, parliamo di turismo di qualsiasi genere che è fatto con criteri di sostenibilità.
L’ecoturismo è stato anche una moda, una politica per alcuni stati, una giustificazione per cose molto brutte, ad esempio in Oriente, ai danni di popoli che vivevano in posti ad alto valore ambientale.
Oggi come oggi è una tipologia di turismo che dovrebbe applicare al 100% una serie di criteri di sostenibilità ambientale.
Ma quando parliamo di turismo responsabile, parliamo di un turismo che supera le nicchie, una dimensione generale.
Che cosa è la Carta Italia?
La Carta Italia nasce nel ‘99, è la declinazione di quei principi che erano frutto di una riflessione sul turismo responsabile che era tutto fatto, all’epoca, nel terzo mondo, è una proposta per lo sviluppo del turismo sostenibile nel nostro Paese.
È stato un adeguamento alla realtà italiana: quando abbiamo scoperto che si cominciavano a moltiplicare offerte di questo tipo, alcuni criteri e logiche che avevamo introdotto pensando a un turismo in Perù o in un paese africano andavano tarate sulla realtà italiana.
Per noi è molto importante sulla Carta Italia il ruolo dell’ente locale, che nel nostro paese è quello che ha la competenza specifica sul turismo, sia in regione sia nei comuni e nelle pro loco.
Quando parliamo di estero parliamo di comunità, quando parliamo di Italia, di istituzioni che hanno a che fare con il turismo, al di là delle comunità.
Che cosa fanno le istituzioni per il Turismo Responsabile?
In Italia abbiamo il problema di non avere una politica nazionale del turismo e quindi abbiamo una frammentazione.
Ci sono alcune regioni che sono molto sensibili a questi temi; per esempio la Toscana, l’Emilia Romagna, l’Alto Adige hanno investito molto sul tema della sostenibilità e sul prodotto turismo di natura.
Ci sono regioni che sono agli antipodi di questo e ancora pensano che il turismo sia per ricchi, non hanno nessun tipo di regolamentazione e creano l’abusivismo edilizio.
Da quando le competenze sono passate dallo stato alle regioni, c’è stata, però, maggior partecipazione dei comuni.
Un esempio: i musei del territorio, che in Lombardia sono un modello a livello internazionale, nascono in ambito regionale, ma poi si declinano in bacini di gruppi di comuni che si mettono d’accordo, quindi alla fine sono i singoli comuni che agiscono con qualche soldo che arriva da fuori.
Che ruolo può avere il Turismo Responsabile nell’Expo?
Il turismo dell’Expo è un turismo che si limita a vendere un pacchetto abbinato al prodotto Italia.
Poi ci sono le città che avranno un impatto da questo flusso turistico: si calcola che saranno parecchi milioni di turisti in sei mesi e si cerca di interessare anche altri centri, come Bergamo e Monza, per creare un “Fuori Expo” in modo che il turista non venga solo in giornata, ma si fermi di più e visiti il territorio.
A Milano vorremmo approfittare dell’occasione per potenziare alcune piccole cose che ci sono già. Ad esempio qui il turismo una volta era legato al business e alla fiera, oggi è una tappa importante per la moda, ma si concentra nel famoso quadrilatero e fa il tour per vedere il Castello, il Duomo e San Babila, cioè si gioca il tutto in due Kmq di territorio. Tutto il resto di Milano è fuori, e ci sono cose molto interessanti.
Quindi, una delle idee che sto portando avanti nel Comitato Destinazione, è seguire il modello del Fuori Salone che è diventato molto bello e che coinvolge la città, è una festa dove ogni quartiere, anche quello che una volta era marginale o industriale, può dare molto. L’obiettivo è che in quei sei mesi ci sia un Fuori Expo che porti i turisti nei quartieri e che non coinvolga soltanto Milano.
Può essere il Turismo responsabile un volano per la ripresa?
Dipende, in questo momento i dati sono contraddittori: abbiamo un calo del turismo e degli spostamenti internazionali perché c’è meno gente con disponibilità economica o che ha paura e quindi non spende, mentre abbiamo una crescita di turismi nazionali.
Il mercato italiano non ha avuto problemi ancora dalla crisi, anzi, meno gente va fuori e rimane a fare le ferie in Italia.
Non abbiamo dati di cali consistenti sul turismo balneare dell’Emilia Romagna, per esempio. L’Italia come mercato ricettivo ha da una parte il calo di flussi tradizionali come quelli di Stati Uniti e Giappone, ma ha avuto molte compensazioni: ad esempio, da quando c’è il nuovo Papa a Roma c’è flusso di turisti dall’America Latina.
Il problema è per chi vende estero in Italia. Gli operatori che stanno nel mondo del Turismo Responsabile storicamente nascono su quella offerta che è in calo. Infatti, la crisi la sentono anche alcuni nostri associati, soprattutto sui viaggi lunghi.
D’altra parte, invece, vediamo che si continua a moltiplicare l’offerta in Italia, perché c’è un turismo inter-europeo che è cresciuto. Senza dimenticare che il Turismo Responsabile può essere più economico: andare in Sardegna con le Domus Amigas, ad esempio, costa meno che in altri modi.
La crisi coincide con quella del modello turistico che è andato per la maggiore negli ultimi trent’anni, quello del beach resort, perché dallo tsunami del 2004 c’è stato un progressivo logoramento del prodotto, è calata molto la considerazione del cliente.
Adesso va di moda il viaggio “fai da te”, che alle volte è peggio del turismo organizzato. Però la gente è contenta perché pensa che se lo fa tutto da sola e il turismo “fai da te” libera risorse perché è più facile che chi cerca intercetti offerte di soggetti come quelli con cui abbiamo lavorato noi, e magari faccia un tipo di pernottamento o di gita che in un viaggio organizzato, se non è di Turismo Responsabile, non trova.
Perché gli operatori di viaggio responsabile non creano sinergia?
All’interno di AITR c’è l’80% di chi offre viaggi responsabili, ma non siamo mai riusciti a creare una sinergia di operatori. Ci abbiamo provato più volte, anche attraverso il tema della certificazione, ma le logiche commerciali impediscono che ci siano sinergie un po’ più evidenti.
Quello che c’è, è un’immagine condivisa, nel senso che gli operatori che fanno parte di AITR hanno un marchio di riconoscimento rispetto al consumatore, che identifica in un mondo ideale una serie di principi di valore che noi verifichiamo essere veri.
Per entrare in AITR bisogna dimostrare che effettivamente si opera come scritto sulla carta. Siamo una rete che è riuscita a fare anche pezzi di politica del turismo, di più per ora non abbiamo realizzato, come del resto succede anche nel campo del profit.
*Alfredo Somoza ha iniziato a occuparsi di turismo negli anni ‘90, cominciando a scrivere guide turistiche per la CLUP Viaggi e poi per altri editori, ha collaborato con Airone, Weekend viaggi, Itinerari e luoghi.
A metà degli anni ‘90 ha fatto una ricerca su come presentavano una serie di paesi a campione sulla stampa turistica italiana e sui cataloghi dei tour operator, forse il primo progetto di turismo che fu fatto in Italia e che era finanziato dall’Unione Europea, con ICEI che aveva anche altri obiettivi.
Da quel progetto nacquero gli incontri Viaggiare ad occhi aperti che furono tra i primi in Italia con un approccio di turismo responsabile e all’epoca ebbero un grandissimo successo.
Nel ’96 Somoza è diventato direttore di ICEI (Istituto Cooperazione Economica Internazionale) e quindi ha iniziato a lavorare con la progettualità sul turismo, anche se all’epoca era solo il filone informazione. E ha partecipato al discorso che nel ’97 ha portato alla dichiarazione della Carta del Turismo Responsabile italiana e nel ‘98 alla nascita di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), della quale è stato presidente per due mandati, poi è subentrato Maurizio Davolio.
Nel 2001 con ICEI ha provato il primo progetto di cooperazione internazionale nell’ambito del turismo, che era nella Repubblica Dominicana.
Da lì si è aperto il filone della cooperazione, diventando a livello europeo la prima realtà su questo tema, al punto che poi sono stati riconosciuti internazionalmente, e come ICEI sono entrati nella OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo).
Somoza è entrato nel board dell’OMT occupandosi di gestire fondi su ONG italiane per fare altri progetti per la lotta alla povertà con il turismo.
È stato consulente per alcuni governi, in America Latina per ministeri che hanno applicato dei piani di riconversione del turismo comunitario.
Somoza ha fatto parte del comitato tecnico scientifico dell’ENIT e da un anno è nel Comitato Destinazione Milano, che è stato creato per Expo 2015 sul tema appunto del Turismo.

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