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Viaggi nel mondo da fare a cavallo, a piedi, in bici, in canoa. Con foto, mappe, informazioni e suggerimenti.

carnevale bosa

Carnevali italiani (prima parte)

Brivido di follia fra tradizione e creatività

carnevale bosa

Tra febbraio e marzo la nostra penisola è percorsa da nord a sud da un brivido di follia: è in arrivo il Carnevale, la festa più pazza e coreografica dell’anno.

Ma il Carnevale molto spesso non è soltanto maschere, burla e sfilate di carri,  è anche un’imponente esplosione di fantasia, un concentrato di talento artistico e di creatività, una forma di arte allo stato puro, uno spettacolo straordinario che in alcune località richiama e replica riti ancestrali e che rimane una preziosa tradizione culturale da custodire e proteggere.

Cominciamo a presentarvi alcuni carnevali italiani, scelti per la loro tradizione e particolarità; proseguiremo poi la prossima settimana con la seconda parte.

La Sartiglia di Oristano (Sardegna)

Ogni anno a Oristano, si corre Sa Sartiglia, uno degli appuntamenti più coreografici del carnevale tradizionale sardo. È manifestazione ippica centenaria unica al mondo, ricca di tradizioni e costumi che costituisce il valore culturale più alto degli Oristanesi.

La Sartiglia è un gioco equestre, che trae le sue antiche origini da una giostra militare saracena: pare siano stati i Crociati a introdurla in Occidente, fra il 1118 e il 1200. La manifestazione che quest’anno ha luogo dal 2 al 4 marzo 2014, si divide in tre fasi salienti: La Vestizione, Il Corteo, Il Torneo.

La Vestizione inizia intorno a mezzogiorno di entrambi i giorni, laddove Su Cumpoidori (che è il capo indiscusso della corsa) viene vestito degli abiti della cavalcata da un gruppo di ragazze (is massaieddas), che la tradizione vuole indossino l’antico costume oristanese.

Il Corteo è una grande sfilata di trombettieri, tamburini, componenti del Gremio e Cavalieri mascherati. Esso, dopo aver percorso alcune vie cittadine, giungerà in via Duomo, dove poco dopo si terrà la corsa alla stella.

Il Torneo rappresenta il fulcro di tutta la cerimonia, ha inizio nel momento in cui Su Cumpoidori e Su segundu incrociano le spade; segue il rullo dei tamburi ed è in questo preciso istante che egli lancia il suo cavallo in una corsa sfrenata nella pista, al fine di centrare con la sua arma il foro di una stella argentea appesa a mezza strada con un nastro verde.

Dopo la sua esibizione e quella dei suoi due aiutanti, sarà la volta dei cavalieri, in genere 120 in totale, alcuni dei quali potranno avere l’onore di avere la spada da parte del capo corsa per cercare di centrare la stella.

Il tutto si svolge al suono dei tamburini di Oristano, le launeddas, uno strumento sardo a fiato costruito da canne.

http://www.sartiglia.info

Carrasegare Osincu – Bosa (Sardegna)

Il Carrasegare Osincu che ha luogo a Bosa, sempre nell’Oristanese, viene considerato come il  “Carnevale più irriverente della Sardegna”.

Una definizione che si riconferma fin dalle prime battute, a cominciare dal clima goliardico che si respira dal giovedì prima delle Ceneri, giorno di giogia laldagiolu quando gruppi in maschera, muniti di strumenti musicali improvvisati, rumoreggiano allegramente per le vie della città. Da questo momento in poi si assiste a vari e continui episodi di “oscenità verbale” raffigurata con gesti e linguaggi molto espliciti, in linea con il “disordine organizzato” che caratterizza questo evento.

Ognuno indossa semplicemente una giacca al rovescio, ha il viso sporco di fuliggine e ha con sé uno spiedo o una bisaccia che va riempiendosi di carne, formaggio, salumi e dolci o altre derrate alimentari, come compenso per gli stornelli satirici intonati.

La domenica pomeriggio, 2 marzo, è animata da maschere che intonano versi salaci, generalmente indirizzati a personaggi pubblici, ma che non mancano di sbeffeggiare anche semplici cittadini che durante l’anno si sono resi colpevoli di qualche malefatta.

La mattina del 4 marzo, martedì grasso, si celebra S’Attittidu; le maschere con indosso l’abito tradizionale femminile del lutto e la faccia sporca di fuliggine, con voce in falsetto, piangono ed emettono un continuo lamento a gran voce richiedendo latte alle donne non mascherate. In mano hanno, infatti, un bamboccio di stracci smembrato o ferito, oppure un simbolo fallico.

Una delle versioni più popolari della leggenda vuole che le donne, durante la notte precedente, siano uscite per partecipare a dei balli, lasciando a casa il loro pargolo. La mattina al loro rientro trovano il proprio figlioletto affamato e moribondo. Per questo lo prendono con sé e lo portano in giro per la città, chiedendo del latte per farlo riprendere.

La sera l’abito tradizionale è bianco. Le maschere così vestite e con in mano un lanternino cercano Giolzi, il Carnevale che fugge.

La festa si conclude con i grandi falò in cui vengono fatti ardere i fantocci.

http://www.sardegnagrandieventi.it/it/evento/carnevale-di-bosa

Il Carnevale di Acireale (Sicilia)

Il Carnevale di Acireale da 70 anni viene definito come il “più bello della Sicilia”. Ma la tradizione che vanta è antichissima e le sue origini risalgono già dalla fine del ’500, quando se ne parla come una manifestazione spontanea che vede la totale partecipazione  del popolo.

Nel 1600 nel territorio di Aci vi era l’usanza di duellare a suon di uova marce e agrumi per le strade. Ma è solo agli inizi del ’700 che il carnevale si raffina, arricchendosi di una carica di ilarità apportata da poeti popolari abili nell’improvvisare spassose rime per le strade e nelle piazze.

Il salto di qualità avviene nell’800 con sfilate di carrozze trainate da cavalli riservati ai nobili della città che lanciavano raffiche di confetti agli spettatori.

All’inizio degli anni Trenta entrano in scena le maschere in cartapesta, che poi si trasformano in carri allegorici trainati dai buoi, contornati da personaggi e gruppi satirici in movimento.

Ogni anno i carri allegorico – grotteschi realizzati in cartapesta e quelli infiorati vengono fatti senza alcun risparmio di estro creativo; lo stesso avviene per le maschere indossate dai gruppi che animano il corso carnevalesco di Acireale, che quest’anno si tiene dal 15 febbraio al 4 marzo.

http://www.carnevaleacireale.com/programma/

Morte te lu Paulinu – Carnevale della Grecìa Salentina e Carnevale Martignanese – Martignano (Puglia)

Situato nel cuore del Salento, Martignano è il più piccolo dei comuni della Grecìa Salentina, un’isola linguistica di nove comuni, spalmata su serre ricche di ulivi, in cui ancora oggi gli anziani parlano un antico idioma di origine greca, il griko.

Nonostante la comunità ridotta, il Carnevale della Grecìa Salentina e Martignanese è un evento culturale di grande risonanza che vanta una lunghissima tradizione.

Inoltre da ormai 24 anni la Morte te lu Paulinu rappresenta la tradizionale lettura ironica e grottesca che apre e chiude i riti carnascialeschi.

Il Carnevale della Grecìa Salentina apre ufficialmente le danze con l’appuntamento semiserio dedicato alle radici e alle diramazioni culturali de La Morte te lu Paulinu.

Musici e ricercatori, con improvvisata teatralità, estro e fantasia, portano sul palco la musica de lu Paulinu, in una compilation sonora dei tanti canovacci teatrali interpretati dal personaggio Paulinu Cazzasassi di Martignano.

Domenica 2 marzo inizia la Grande sfilata di gruppi mascherati e Carri allegorici. L’apertura è affidata ai Gonfaloni Goliardici e dietro a questi una grande parata con i colori e i ritmi degli Sbandieratori e di tanti carri allegorici e gruppi mascherati, giunti da diverse parti del Salento.

L’evento si conclude in Piazza della Repubblica con musica, spettacoli e la premiazione dei vincitori. Durante tutta la giornata di martedì 4 marzo, sempre in Piazza della Repubblica, con la sua maschera in cartapesta, vestito di tutto punto, lu Paulinu, fin dal mattino assisterà ai consueti riti funebri.

Come ogni funerale che si rispetti, quello di Paulinu Cazzasassi è scandito da diversi momenti, a partire dalle 13, quando in piazza della Repubblica si imbandiscono le tavolate a cui tutti possono sedere, commossi e addolorati partecipanti a Lu consulu te l’amici e te li parenti, fatto di scherzi e risate, di musiche e cantate, di luculliane mangiate di trippa con patate e inebrianti bevute di vino.

E chi più porta, più mangia, nel banchetto offerto a Nina Sconza, vedova inconsolabile, e a quanti soffrono per la perdita di Lu Paulinu il cui feretro, esposto nella pubblica piazza, assiste all’allegra abbuffata. A lui saranno rivolte le amorevoli urla della moglie Nina Sconza davanti a migliaia di convenuti ridenti.

La serata si concluderà con la lettura del testamento ed il conseguente rogo del fantoccio che raffigura lu Paulinu, con la collocazione della Quaremma, fantoccio tipico del costume popolare simbolo dell’inizio della Quaresima dopo l’opulenza dei giorni di Carnevale.

http://www.cortegrandeonline.it/2014/02/xxviii-carnevale-della-grecia-salentina-e-xxxiv-carnevale-martignanese/

Carnevalone di Montescaglioso – Matera (Basilicata)

Il Carnevalone di Montescaglioso è ormai una tradizione consolidata tra le più importanti della Basilicata.

I carri allegorici sono realizzati dai giovani cartapestai montesi, custodi di una tradizione secolare.

La manifestazione, che ha luogo il 4 marzo, nasce soprattutto dalla cultura dei massari e dei braccianti. I riti popolari del Carnevale sono sempre collegati alla fertilità, al risveglio della terra e della natura e all’avvio del nuovo ciclo stagionale.

Anticamente i costumi erano realizzati con pelli di animali, ma la festa si è evoluta insieme al mondo contadino. Si è utilizzata la tela di canapa, di juta e poi anche la plastica dei sacchi per le sementi del grano; ora, invece, carta, cartoni, stoffe di vestiti in disuso.

All’alba del martedì grasso, dopo il lungo rito della vestizione, ha inizio la sfilata.

La Parca, i campanacci, la Quaremma, il Carnevalicchio appena nato in una carriola, la moglie del Carnevalone e una serie di personaggi minori saranno i protagonisti del corteo carnevalesco.

A chiusura della colorita sfilata c’è il Carnevalone, un vecchio signore massiccio che, avvolto in mantello nero e con in testa un cappellaccio, accetta tutte le offerte in natura.

Il Carnevalone cavalca un povero asino ai cui fianchi sono appesi cartelli sgrammaticati contro tutte le ingiustizie perpetrate da politici e pubblici amministratori.

Il pomeriggio sfilano i matrimoni, gruppi a coppie abbigliati con i costumi tipici della buone famiglie contadine, accompagnati dal suono della fisarmonica.

Con l’avanzare della notte compare il funerale di Carnevalone. Il feretro viene portato a spalla dagli amici disperati e seguito dalla vedova allucinata che in grembo porta già Carnevalicchio.

Il corteo si fa largo tra la folla e in piazza il feretro è bruciato nel grande rogo, mentre la consorte dell’estinto partorisce Carnevalicchio.

Intanto il campanone della Chiesa Madre, batte 40 lugubri rintocchi che segnano l’avvio della Quaresima.

http://www.comune.montescaglioso.mt.it/eventi/3488-il-carnevale-montese.html

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Sono una giornalista di lungo corso. Curiosa e amante delle novità, ho trattato gli argomenti più disparati. Ma il viaggio e il viaggiare sono sempre stati una costante nella mia vita. Ho cominciato a girovagare da piccola ( la meta più esotica era Cesenatico) e già tenevo dei quaderni diario. Ho continuato da ragazza utilizzando l’autostop e scrivendo di stravaganti avventure. E ancora oggi, con mete sempre più lontane, la storia continua. Sono mutati nel tempo i modi di viaggiare e oggi mi concedo molti lussi in più. Ma lo spirito è lo stesso : scoprire un luogo prima che diventi turistico e se lo è già, scovarne quell’anima nascosta sfuggita agli obbiettivi distratti. Il più grande stress ? Fare le valigie. Vorrei viaggiare leggera come una farfalla, e cioè con l’essenziale, che stia tutto in uno zainetto da portare in spalla.

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