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marchi sostenibilità

Come orientarsi tra i marchi di sostenibilità nel turismo

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Ci siamo, questo è il momento: vogliamo fare una vacanza o un viaggio, per conoscere e per rilassarci. Ma quando si prenota, si spalanca davanti a noi un universo di foglioline verdi, globi stilizzati e sigle in inglese. Eco-certified. Sustainable. Responsible. Tutti dichiarano di amare il pianeta. Tutti promettono che la tua vacanza non lascerà traccia, o quasi. Ma come si fa a capire chi dice davvero la verità?

La risposta, per fortuna, esiste. Si chiama certificazione. E non è una faccenda di buone intenzioni messe nero su bianco: è un sistema di criteri verificabili, audit indipendenti e standard internazionali che distingue chi fa sul serio da chi si limita ad appendere un cartello con scritto “rispettiamo l’ambiente” accanto al porta-asciugamani.

Facciamo un giro, marchio per marchio, tra i principali sistemi di certificazione che regolano il mondo del turismo sostenibile. Con una bussola in mano e qualche sana dose di occhio critico.

Il quadro generale: chi decide gli standard?

Le regole della sostenibilità nel turismo non sono dettate da un unico ente centrale, ma da un sistema multilivello guidato da organizzazioni internazionali, enti di certificazione e standard tecnici globali:

  • ONU Turismo (ex UNWTO): è l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata per il turismo. Ha definito il Codice Mondiale di Etica del Turismo e promuove l’integrazione degli obiettivi di sostenibilità economica, sociale e ambientale a livello globale.
  • GSTC (Global Sustainable Tourism Council): è la principale autorità no-profit internazionale che stabilisce e gestisce gli standard di riferimento (i Criteri GSTC) per destinazioni, tour operator e strutture ricettive. Il GSTC funge da “certificatore dei certificatori”, accreditando gli enti terzi.
  • Organizzazioni per la normazione (ISO): hanno definito standard tecnici certificabili, tra cui la norma ISO 21401, che specifica i requisiti per un sistema di gestione della sostenibilità per alberghi e strutture ricettive.
  • Unione Europea e Governi Nazionali: definiscono le normative vincolanti (come quelle in materia di decarbonizzazione, reporting di sostenibilità e tutela del territorio) e i parametri per l’assegnazione di eco-etichette istituzionali, come l’Ecolabel europeo.

Prima di entrare nel dettaglio dei singoli marchi, vale la pena soffermarsi un momento su chi detta le regole del gioco a livello globale. Il riferimento è il GSTC – Global Sustainable Tourism Council, organismo internazionale nato dall’unione di UNEP (il Programma Ambiente delle Nazioni Unite) e UNWTO (l’Organizzazione Mondiale del Turismo). Il GSTC non certifica direttamente hotel o tour operator, ma fa qualcosa di più importante: stabilisce i criteri globali di sostenibilità che tutti gli altri organismi di certificazione devono rispettare per essere considerati credibili.

I suoi standard coprono quattro grandi aree: gestione sostenibile, impatto socioeconomico, impatto culturale e impatto ambientale. Una visione a 360 gradi che va ben oltre il risparmio dell’acqua in camera, anche se, sia chiaro, anche quello conta.

Ottenere una certificazione riconosciuta GSTC significa quindi avere un attestato che regge l’esame internazionale. Non è un dettaglio da poco, in un settore dove il greenwashing – ovvero la pratica di costruire una reputazione verde del tutto ingannevole – è ancora diffusissimo.

Per le strutture ricettive: le foglioline che meritano fiducia

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Nel mondo del turismo esistono oltre 200 marchi e certificazioni ambientali. Non tutti dipendono formalmente dalla piramide istituzionale descritta in precedenza: la gerarchia globale guidata dal GSTC convive con sistemi istituzionali pubblici e con etichette indipendenti o nate dal basso.

I principali marchi attivi in Italia e in Europa si dividono in tre grandi macrocategorie.

  1. I Marchi accreditati o riconosciuti dal GSTC

Questi marchi si collocano pienamente all’interno della gerarchia globale. Hanno allineato i propri standard ai criteri internazionali dell’ONU e vengono verificati in modo rigoroso da enti terzi.

  • Green Key: Uno dei marchi di eccellenza più diffusi al mondo per hotel, campeggi e attrazioni. Gestito dalla FEE (Fondazione per l’Educazione Ambientale).
  • EarthCheck: Marchio scientifico molto rigoroso, utilizzato principalmente da grandi catene alberghiere, resort e intere comunità turistiche per certificare le performance ecologiche.
  • Biosphere Responsible Tourism: Certificazione internazionale che valuta l’impatto ambientale, economico e socioculturale di aziende e destinazioni.
  • Green Destinations: Standard specifico per la valutazione e la crescita sostenibile di intere località e territori.
  1. I Marchi Pubblici e Istituzionali

Non dipendono dal GSTC, ma traggono la loro forza e legittimità da leggi e istituzioni governative.

  • EU Ecolabel (Il Fiore): È il marchio ufficiale dell’Unione Europea. È regolato da decisioni della Commissione Europea e certifica le strutture ricettive che garantiscono un ridotto impatto ambientale lungo tutto il loro ciclo di vita.
  • Blue Angel: Storico marchio ecologico del governo tedesco, applicato anche a servizi e strutture turistiche.
  1. I Marchi Indipendenti, Territoriali o di Nicchia

Sono etichette nate da associazioni, ONG o enti privati. Operano al di fuori della gerarchia GSTC, spesso per concentrarsi su mercati specifici o su filosofie di nicchia (es. filiera biologica o turismo lento).

  • Bandiera Blu: Sempre gestito dalla FEE, valuta le località costiere e i parametri di pulizia delle acque e dei servizi.
  • Bandiera Arancione: Marchio del Touring Club Italiano assegnato ai piccoli borghi dell’entroterra per la qualità dell’accoglienza e la tutela del patrimonio locale.
  • BIO Hotels: Un’associazione privata che certifica solo alberghi che utilizzano cibo biologico al 100% e cosmetici naturali.
  • Legambiente Turismo: Etichetta italiana nata dall’omonima associazione ambientalista per premiare gli hotel che adottano buone pratiche locali.

Come verificare l’affidabilità (ed evitare il Greenwashing)

A partire dal 2026, le normative europee contro il greenwashing (come il recepimento della Direttiva Green Claims) impongono regole severissime. Le aziende non possono più esibire “auto-certificazioni” o marchi creati da se stesse.

Per essere legale e credibile, ogni marchio deve oggi garantire una verifica da parte di un ente terzo e indipendente. I marchi allineati al GSTC o promossi dall’Unione Europea offrono in questo senso il massimo livello di tutela per il consumatore.

Green Key: il tasto giusto

Se c’è un marchio che si incontra spesso prenotando un hotel in Europa (e non solo), quello è Green Key. Gestito dalla Foundation for Environmental Education, la stessa organizzazione che coordina il programma Bandiera Blu, è presente in oltre 60 paesi e certifica hotel, ostelli, campeggi, ristoranti e attrazioni turistiche.

I criteri sono rigorosi e verificati da auditor indipendenti: gestione efficiente dell’acqua e dell’energia, corretta gestione dei rifiuti, utilizzo di prodotti per la pulizia ecologici, promozione di alimenti biologici o a km zero, educazione degli ospiti e del personale sui temi della sostenibilità, tutela della biodiversità. Non basta dichiarare l’impegno: bisogna dimostrarlo, anno dopo anno, con dati alla mano.

Insomma, se vedete la foglia verde di Green Key sulla pagina di un hotel, potete abbassare la guardia almeno un po’.

EU Ecolabel: il fiore di Bruxelles

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Non meno importante è l’EU Ecolabel, il marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea. Contraddistingue prodotti e servizi, incluse le strutture ricettive, caratterizzati da un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita della struttura. È riconosciuto in tutti i paesi membri, il che lo rende particolarmente affidabile quando si viaggia nel Vecchio Continente.

Le strutture certificate adottano fonti di energia rinnovabile, risparmiano acqua e corrente, riducono i rifiuti. E gestiscono i prodotti chimici. Si basa su severi criteri di conformità stabiliti da organismi nazionali pubblici (in Italia tramite ISPRA). Difficile fare i furbi.

Travelife Gold: per chi vuole l’eccellenza

Per le strutture ricettive che vogliono spingersi oltre, c’è Travelife Gold, la certificazione di punta del sistema Travelife riconosciuta dal GSTC. È un sistema internazionale di certificazione privato pensato specificamente per il settore turistico. È più olistico: include la gestione ambientale ma valuta anche l’impatto socioeconomico (diritti e condizione di lavoro dei dipendenti, rispetto della comunità locale e benessere animale). Non è un traguardo che si raggiunge con una dichiarazione di intenti.

EarthCheck: i numeri che parlano

EarthCheck è una certificazione riconosciuta a livello globale, focalizzata sulla misurazione e la gestione delle prestazioni ambientali delle strutture ricettive. Il punto di forza è la sua impostazione quantitativa: non si tratta di seguire una checklist, ma di monitorare, anno dopo anno, le reali performance ambientali della struttura. È particolarmente diffusa in strutture di grandi dimensioni e nella ricettività di alta gamma.

Per tour operator e agenzie non conta solo la destinazione

Prenotare con un tour operator sostenibile significa non fermarsi all’albergo: significa guardare all’intera catena di esperienze che un viaggio mette in moto, dalla gestione interna degli uffici ai partner locali, dalle informazioni fornite ai clienti ai contratti stipulati con le comunità d’arrivo.

Travelife per tour operator: il percorso a tappe

Travelife ha anche un programma specifico per tour operator e agenzie di viaggio, strutturato in tre livelli progressivi – Engaged, Partner, Certified – che guidano le aziende verso l’integrazione della sostenibilità nelle operazioni quotidiane. I criteri coprono più di 200 aspetti: dalla responsabilità sociale d’impresa alle condizioni di lavoro, dai diritti umani alle pratiche commerciali corrette.

La certificazione Travelife per tour operator è formalmente riconosciuta come conforme ai Criteri globali GSTC sostenuti dalle Nazioni Unite. In Italia, il WWF è stato tra i primi operatori ad ottenerla per il suo portale di turismo responsabile WWFNature.

Biosphere Responsible Tourism: dove la scienza incontra il viaggio

Meno noto in Italia ma molto solido dal punto di vista metodologico, Biosphere Responsible Tourism è un sistema di certificazione riconosciuto dal GSTC basato su un processo di miglioramento continuo. La sua particolarità è il fondamento scientifico: gli standard si ispirano ai programmi UNESCO sull’ecosistema e ai principi dello sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite. Può certificare strutture ricettive, tour operator e intere destinazioni, il che lo rende uno strumento versatile per chi vuole una visione di sistema.

Quando è il territorio a meritare il marchio

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Bandiera Blu: l’icona delle coste sostenibilità

Parliamo di un marchio che gli italiani conoscono bene, anche se non sempre ne sanno esattamente il contenuto. La Bandiera Blu, assegnata dal programma FEE (Foundation for Environmental Education), è un eco-label per spiagge e approdi turistici che valuta la qualità delle acque balneari, la gestione del territorio, l’offerta di servizi sostenibili e le attività di educazione ambientale.

I numeri del 2026 parlano da soli: l’Italia conta 525 spiagge, 257 comune italiani e 87 approdi certificati, posizionandosi tra i leader mondiali con l’11,5% delle spiagge premiate a livello globale. Liguria, Puglia e Calabria sono le regioni sul podio. I Comuni candidati hanno dovuto presentare un Piano di Azione per la Sostenibilità per il triennio 2025-2027: un passo in avanti significativo verso una visione di lungo periodo.

Se una spiaggia ha la Bandiera Blu, non significa solo che l’acqua è limpida: significa che c’è un sistema di governance territoriale che funziona.

GSTC per destinazioni: lo standard più esigente

La certificazione GSTC per destinazioni è forse la più ambiziosa dell’intero panorama. Stabilisce il minimo che ogni destinazione turistica dovrebbe aspirare a raggiungere in termini di sostenibilità, e quel “minimo” è già un livello piuttosto alto. Copre la pianificazione sostenibile, il sostegno alle comunità locali, la preservazione del patrimonio culturale e la gestione delle risorse ambientali. Non è un sigillo da apporre in fretta: richiede un processo strutturato di analisi, implementazione e monitoraggio.

La bussola del viaggiatore: come orientarsi davvero

Conoscere i marchi è utile, ma non basta. Il greenwashing si è fatto più sofisticato negli anni, e qualche logo può ancora ingannare. Ecco alcune domande da porsi prima di affidarsi ciecamente a un’etichetta verde:

Chi ha rilasciato la certificazione? Le certificazioni accreditate GSTC o gestite da organismi internazionali riconosciuti (FEE, Unione Europea) hanno una credibilità superiore a quelle autoproclamate.

La verifica è indipendente? Un audit svolto da terzi indipendenti vale molto più di un’autocertificazione. Cercate sempre questa informazione.

Con quale frequenza viene rinnovata? Una certificazione ottenuta una volta e mai più aggiornata non dice molto sullo stato attuale della struttura. I migliori sistemi prevedono verifiche annuali o biennali.

Cosa copre esattamente? Un marchio per la qualità delle acque balneari non dice nulla sulla politica salariale del personale dell’albergo. Leggete cosa misura davvero quella foglia o quella stella verde.

In Italia, ancora molto da fare

Il quadro italiano è in movimento, ma la strada è lunga. Le strutture certificate crescono, i Comuni costieri investono per mantenere la Bandiera Blu, e qualche tour operator illuminato ha intrapreso percorsi di certificazione seria. Tuttavia, la consapevolezza tra i viaggiatori resta bassa: quanti di noi, al momento della prenotazione, vanno davvero a verificare cosa si nasconde dietro un logo verde?

La certificazione non è una garanzia assoluta (nessun sistema lo è), ma è il miglior strumento che abbiamo per distinguere chi fa sul serio da chi si affida all’estetica della foglia. E in un settore dove le scelte di milioni di viaggiatori ogni anno spostano risorse economiche colossali, imparare a leggere un marchio è già, a modo suo, un atto politico.

Buon viaggio, con gli occhi aperti.

Giornalista e Photoeditor, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Vivo tra Milano e la campagna toscana.

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