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Lanzarote, isola d’arte e natura: il modello ecoculturale delle Canarie

Lanzarote

Isla de Lanzarote. Parque Nacional de Timanfaya ©Ente Spagnolo del Turismo – Turespaña

Lanzarote non è solo una delle isole più affascinanti dell’arcipelago delle Canarie: tra le grandi spiagge di sabbia bianca o nera che si affacciano sull’Oceano Atlantico, paesaggi vulcanici in cui i toni del rosso e dell’arancio si mescolano all’ocra, al marrone e al nero, case bianche dei borghi e ricchi giardini di cactus, la sua bellezza è diventata un modello internazionale di come turismo e sostenibilità possano convivere.

Lanzarote

Lanzarote, spiaggia El Papagayo ©Promotur Turismo Canarias

Nel 1993 l’isola è stata riconosciuta dall’UNESCO come Riserva della Biosfera, grazie al suo eccezionale stato di conservazione e alla perfetta integrazione delle infrastrutture turistiche con l’ambiente naturale. Un titolo che non si limita a descrivere la sua ricchezza naturale, ma certifica l’impegno collettivo di proteggere un territorio fragile e al tempo stesso dinamico.

Jameos del Agua © Maddalena Stendardi

Per questo due anni dopo, nel 1995, Lanzarote ha ospitato la firma della Prima Carta Mondiale del Turismo Sostenibile. Il documento, che debuttò definendo regole e principi condivisi per un turismo più rispettoso delle persone e dell’ambiente, fu siglato presso i Jameos del Agua, una delle opere più significative di César Manrique, artista simbolo di Lanzarote e figura chiave nella valorizzazione del territorio.

Oggi, a distanza di trent’anni, l’isola celebra questo anniversario continuando a distinguersi come prima destinazione certificata da Biosphere Responsible Tourism. Che cosa significa in concreto? Che le sue politiche, dai trasporti all’energia, dalla gestione dei flussi turistici alla tutela delle aree protette, vengono monitorate e migliorate costantemente secondo standard internazionali. In altre parole, chi visita Lanzarote non trova soltanto spiagge dorate e paesaggi vulcanici spettacolari, ma partecipa a un modello di viaggio che mette al centro il rispetto per il pianeta.

Lanzarote – Parco Nazionale di Timanfaya ©Ente Spagnolo del Turismo-Turespaña

Un esempio pratico: il visitatore che sceglie un’escursione guidata nei parchi naturali contribuisce a finanziare progetti di conservazione e a sostenere guide locali formate per raccontare l’isola con uno sguardo consapevole. È questa la grande differenza: a Lanzarote il turismo non è consumo, ma partecipazione attiva a un progetto di sostenibilità.

Un’isola laboratorio di sostenibilità

Questa isola ha imparato presto a fare di necessità virtù. Il suo paesaggio lunare, forgiato dalle eruzioni vulcaniche, racconta una storia di scarsità e resilienza: poche risorse idriche, terreni aridi e un ecosistema estremamente fragile. In queste condizioni, la sfida è stata chiara sin dall’inizio: come accogliere visitatori senza compromettere l’equilibrio naturale?

La risposta è arrivata con una serie di scelte pionieristiche che hanno trasformato Lanzarote in un vero laboratorio di sostenibilità a cielo aperto. Qui si è sviluppato un modello di turismo che non punta solo ai numeri, ma alla qualità dell’esperienza. Significa, ad esempio, privilegiare strutture di accoglienza integrate nel paesaggio, promuovere il consumo di prodotti locali e creare itinerari che permettano di esplorare senza sovraccaricare i luoghi più fragili.

L’isola propone numerose attività turistiche a basso impatto ambientale: escursioni a piedi o in bicicletta nei parchi naturali, kayak lungo la costa, snorkeling responsabile nei pressi delle barriere marine e itinerari educativi sulla biodiversità e sulla geologia locale, condotti da guide del posto.

Lanzarote

Lanzarote, Mozaga – Casa Museo del Campesino ©Ente Spagnolo del Turismo – Turespaña

Un esempio concreto è la valorizzazione della Geria, la valle dei vigneti scavati nella cenere vulcanica, che colpisce per la sua geometria: tante piccole conche nere, protette sui bordi da piccole rocce che danno forma a una mezzaluna, all’interno di ognuna delle quali cresce una vite che darà poi i vini, tra i quali il famoso Malvasia Volcanica. Quella che poteva sembrare una terra sterile è diventata invece una delle zone vinicole più originali al mondo, capace di unire tradizione agricola e paesaggio unico.

Lo stesso vale per i numerosi parchi naturali, Timanfaya in primis, dove la visita è regolamentata per ridurre l’impatto ambientale e garantire al tempo stesso un’esperienza autentica al viaggiatore.

In altre parole, Lanzarote non si è limitata a proteggere ciò che aveva: lo ha trasformato in un modello di sviluppo consapevole, che oggi attira l’attenzione di amministrazioni e destinazioni di tutto il mondo

Il ruolo di César Manrique

Casa di César Manrique ©Maddalena Stendardi

Parlare di sostenibilità a Lanzarote significa inevitabilmente evocare una figura visionaria: César Manrique. Pittore, architetto, urbanista, ma soprattutto amante della sua terra, Manrique ha lasciato un’impronta indelebile sull’isola, trasformandola in un luogo dove arte e natura si incontrano in un equilibrio sorprendente. Ha anticipato il tema della sostenibilità prima che divenisse un mainstream.

Negli anni ’60, quando le Canarie iniziavano a vivere il boom turistico, Lanzarote rischiava di seguire lo stesso destino di tante altre località: costruzioni invasive, urbanizzazione selvaggia, perdita di identità. Manrique, invece, intravide un’altra strada: fare del paesaggio il vero protagonista. Non un ostacolo allo sviluppo, ma il valore più grande da proteggere e raccontare.

Jameos del Agua ©Maddalena Stendardi

Le sue opere sono esempi concreti di questa filosofia. Pensiamo ai Jameos del Agua, dove una grotta vulcanica è diventata uno spazio culturale e artistico senza snaturarne la forza naturale. Entrare nella grotta è un’esperienza che definirei mistica, da provare. Oppure al Mirador del Río, che regala una delle viste più iconiche dell’isola, integrandosi perfettamente nella roccia: anche questa visione è stupefacente. Mentre la Casa del Campesino celebra le tradizioni locali e le radici agricole di Lanzarote, ricordando che il turismo non può esistere senza rispetto per la comunità che lo accoglie.

Ciò che rende Manrique davvero ispirazionale è la sua capacità di anticipare temi che oggi consideriamo centrali: il limite del consumo di suolo, la tutela del paesaggio, la valorizzazione delle risorse locali. In un’epoca in cui il turismo era solo crescita e numeri, lui parlava già di armonia, bellezza e responsabilità.

La sua casa, costruita riutilizzando e adattando una masseria in rovina, e la sua fondazione – che studia e diffonde le sue opere, promuove mostre e iniziative che mostrano come creatività e ambiente possano intrecciarsi e lavora per proteggere il territorio con progetti sostenibili – sono entrambe da visitare assolutamente: rimarrete stupiti dalla meravigliosa creatività dell’artista.

Oggi, a distanza di decenni, Lanzarote porta ancora la sua firma: non solo nelle opere, ma nella mentalità diffusa di un’isola che ha saputo dire “no” agli eccessi per scegliere un futuro più equilibrato. E questo rende Manrique non solo un artista, ma un vero custode del turismo sostenibile.

La Carta Mondiale del Turismo Sostenibile (1995)

Jameos del Agua ©Maddalena Stendardi

Nel 1995 Lanzarote diventò il centro del mondo per chi credeva in un turismo diverso. Negli anni ’90, infatti, il turismo globale stava esplodendo: voli low cost, nuove rotte internazionali e la nascita del turismo di massa mettevano sempre più pressione su territori fragili. La Carta nacque proprio per dare una risposta a questa sfida: definire un modello di turismo che generasse benefici senza distruggere ciò che rende un luogo unico.

Il documento conteneva idee che oggi ci sembrano ovvie, ma che allora erano rivoluzionarie:

  • ridurre l’impatto ambientale delle attività turistiche;
  • tutelare la biodiversità;
  • promuovere le culture locali invece di omologarle;
  • coinvolgere le comunità nei processi decisionali;
  • garantire una distribuzione equa dei benefici economici.

Il risultato fu un manifesto che ispirò destinazioni in tutto il mondo. Alcuni Paesi europei inserirono per la prima volta la sostenibilità nei piani di sviluppo turistico, mentre organizzazioni internazionali come l’UNESCO e l’UNWTO ne ripresero i principi nelle proprie politiche.

Per Lanzarote, ospitare la firma della Carta non fu solo un riconoscimento, ma un patto di responsabilità: dimostrare al mondo che vivere di turismo non significava piegarsi al turismo di massa, ma scegliere la via della qualità e del rispetto.

Buone pratiche a Lanzarote

Se la teoria è stata scritta nella Carta, la pratica è ben visibile in ogni angolo dell’isola: le idee si trasformano in progetti, e i progetti in esperienze quotidiane per residenti e viaggiatori. Le buone pratiche applicate al turismo possono essere replicate altrove.

Un primo esempio riguarda l’energia e la mobilità. Negli ultimi anni sono stati introdotti progetti pilota di energie rinnovabili, soprattutto solare ed eolica, che alimentano strutture pubbliche e private. Anche la mobilità è in evoluzione: dal bike sharing nei centri urbani ai bus elettrici sperimentali, l’isola punta a ridurre le emissioni legate agli spostamenti turistici.

Lanzarote

Dromedari nel Parco Nazionale di Timanfaya ©Maddalena Stendardi

La tutela del paesaggio e delle aree naturali è un altro punto fermo. Il Parco Nazionale di Timanfaya, con i suoi paesaggi vulcanici unici, è visitabile solo con modalità guidate e controllate, così da evitare danni al fragile ecosistema. Anche le riserve marine, come quella dell’Arcipelago Chinijo, sono protette da regolamenti che limitano pesca e turismo indiscriminato.

Sul fronte agricolo, Lanzarote ha trasformato una difficoltà in risorsa. La zona de La Geria è l’emblema di come l’uomo si sia adattato a un territorio ostile.

Lanzarote, Yaiza – Viñedos en La Geria ©Ente Spagnolo del Turismo – Turespaña

Infine, c’è l’aspetto sociale e educativo: musei, centri culturali e associazioni locali promuovono continuamente attività di sensibilizzazione su ecologia, riciclo e consumo responsabile, coinvolgendo turisti e residenti. Visitare Lanzarote, dunque, non significa soltanto osservare, ma anche imparare pratiche di vita più consapevoli.

I progetti concreti di Lanzarote: il turismo sostenibile in pratica

Lanzarote non si limita a dichiarare principi: li mette in atto con politiche e progetti che dimostrano come il turismo possa davvero diventare un motore di sostenibilità.

Uno degli esempi più noti è il sistema di gestione dei rifiuti e del riciclo, avviato già quando in molte altre destinazioni non se ne parlava. Oggi, le spiagge e i borghi dell’isola non sono solo puliti: raccontano una storia di responsabilità condivisa, dove il visitatore è parte attiva nel preservare l’ambiente.

Monumento al Campesino ©Maddalena Stendardi

Altro pilastro è rappresentato dalle energie rinnovabili, con l’introduzione di parchi eolici e progetti di ricerca sull’energia marina. L’isola, che vive in un territorio fragile e limitato, ha imparato a fare della scarsità un punto di forza, cercando soluzioni innovative per ridurre l’impatto energetico del turismo.

Non va dimenticato il modello dei Centri di Arte, Cultura e Turismo (CACT), creati e ispirati dall’opera di César Manrique. Questi spazi – come i Jameos del Agua o la Cueva de los Verdes – dimostrano che l’arte e la natura possono dialogare armoniosamente, generando valore economico senza compromettere il paesaggio.

Infine, il tema del turismo esperienziale legato all’agricoltura e all’enogastronomia: dalle vigne della Geria ai mercati locali dove si promuove il km 0. Qui, l’atto stesso di degustare un bicchiere di vino o acquistare un formaggio prodotto con latte di pecora o di capra majorera, razza autoctona delle Isole Canarie, diventa un gesto che sostiene comunità, tradizione e territorio.

I benefici concreti: economia e comunità

Lanzarote, Mirador del Río ©Promotur Turismo de Canarias

Il modello di sviluppo che Lanzarote ha intrapreso, grazie anche all’eredità culturale e visiva di César Manrique, ha portato risultati tangibili sia sul piano economico che su quello sociale.

Da un lato, l’isola ha dimostrato che la tutela del paesaggio e la valorizzazione del patrimonio naturale non rappresentano un freno alla crescita, ma al contrario un volano di sviluppo. Il turismo responsabile ha infatti stimolato la nascita di nuove imprese locali, spesso a conduzione familiare, legate all’artigianato, alla ristorazione tipica, alle esperienze all’aria aperta e al settore vitivinicolo, rafforzando l’economia circolare dell’isola.

Parallelamente, la comunità ha beneficiato di un incremento della qualità della vita: i residenti hanno visto crescere opportunità lavorative più stabili e meno legate alla stagionalità, mentre i visitatori, coinvolti in esperienze autentiche, hanno contribuito a mantenere vive tradizioni e identità culturali. L’incontro tra chi arriva e chi abita Lanzarote si è trasformato così in un’occasione di scambio reciproco: da una parte un turismo colto e rispettoso, dall’altra una comunità che non si limita a “subire” il flusso turistico, ma ne diventa protagonista attiva.

L’esempio di Lanzarote mostra come un modello di turismo sostenibile, ben pianificato, possa generare benefici diffusi: un’economia meno fragile e più diversificata, comunità locali più coese e orgogliose del proprio territorio, e un patrimonio naturale e culturale custodito per le generazioni future.

Un modello replicabile?

Lanzarote, Yaiza – Playa de El Golfo ©Ente Spagnolo del Turismo – Turespaña

Lanzarote non è solo un caso di successo isolato, ma un laboratorio vivente che solleva una domanda cruciale: il suo modello può essere esportato altrove? La risposta è sì, ma con alcune condizioni.
Il segreto dell’isola non risiede solo nelle sue risorse naturali straordinarie, quanto nella capacità di aver costruito una visione condivisa e coerente tra istituzioni, operatori turistici e comunità locale. È questa alleanza ad aver reso possibile un equilibrio virtuoso tra tutela dell’ambiente, crescita economica e benessere sociale.

Molte destinazioni nel Mediterraneo e oltre potrebbero trarre ispirazione da Lanzarote, adottando strategie di sviluppo che privilegiano qualità al posto della quantità, esperienze autentiche invece che turismo di massa, e un rapporto più profondo con la cultura locale. Tuttavia, replicare non significa copiare: ogni territorio deve adattare i principi della sostenibilità al proprio contesto, alla propria identità e ai bisogni della propria comunità.

L’esperienza di Lanzarote mostra che la strada verso un turismo più rispettoso non è utopia, ma una scelta politica, culturale ed economica concreta. Richiede coraggio, pianificazione a lungo termine e la capacità di dire dei “no” quando necessario. Ma i benefici – ambientali, economici e sociali – dimostrano che ne vale la pena.

Le sfide future

Lanzarote

Fondazione César Manrique ©Maddalena Stendardi

Nonostante i successi raggiunti, Lanzarote si trova oggi davanti a nuove sfide decisive. La prima riguarda la pressione turistica: anche un’isola che ha fatto della sostenibilità il suo manifesto non è immune ai rischi dell’overtourism, soprattutto in alta stagione. Mantenere il delicato equilibrio tra numero di visitatori, capacità di carico ambientale e qualità dell’esperienza offerta sarà la vera prova del futuro.

Un altro nodo cruciale è quello climatico. L’aumento delle temperature, la scarsità d’acqua e la necessità di ridurre l’impronta ecologica dei trasporti – soprattutto quelli aerei – mettono alla prova la resilienza del modello di sviluppo dell’isola. Lanzarote dovrà investire ancora di più in energie rinnovabili, tecnologie per il risparmio idrico e sistemi di mobilità sostenibile per restare fedele alla propria identità “verde”.

Infine, la sfida più sottile ma altrettanto importante: preservare l’autenticità culturale. In un mondo globalizzato, dove le destinazioni rischiano di assomigliarsi tutte, Lanzarote dovrà continuare a difendere la propria unicità fatta di tradizioni agricole, artigianato locale e paesaggi modellati dal vulcano. Solo così potrà restare un punto di riferimento credibile per il turismo sostenibile internazionale.

Il futuro di Lanzarote dipende dalla capacità di rinnovare la propria visione senza snaturarla: un equilibrio dinamico tra innovazione e radici.

L’eredità di Lanzarote

Giardino dei Cactus ©Maddalena Stendardi

Lanzarote è molto più di un’isola dalle bellezze naturali straordinarie: è la prova vivente che un altro turismo è possibile. L’impronta di César Manrique e la visione condivisa dalla comunità hanno trasformato un territorio fragile in un modello riconosciuto a livello internazionale, dove il paesaggio non è cornice ma protagonista, e dove l’economia non cresce a discapito della natura ma insieme a essa.

La sua lezione più preziosa è che la sostenibilità non è un’etichetta da applicare alle campagne di marketing, bensì una scelta politica e culturale che richiede coerenza, lungimiranza e coraggio. È un cammino che si costruisce giorno dopo giorno, con la partecipazione di chi abita l’isola e di chi la visita.

Oggi Lanzarote invita il mondo a riflettere: il turismo può essere davvero uno strumento di equilibrio e rinascita, se messo al servizio delle persone e dei territori. Il suo messaggio è chiaro e universale: custodire ciò che siamo, per continuare a raccontarlo al futuro.

Lanzarote

Casa e Fondazione César Manrique

 

 

Giornalista e Photoeditor, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Vivo tra Milano e la campagna toscana.

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