Terme di Merano: dove l’acqua guarisce e il parco respira

Bio Pool © Maddalena Stendardi
C’è una cosa che colpisce, delle Terme di Merano, ancora prima di entrare. È un complesso termale di queste dimensioni (sette ettari di parco, 25 piscine, un Bio Nature Pool che è il più grande d’Europa, una SPA con suite per coppie, un fitness center da quattrocento metri quadri, saune, bagno turco, bistrot) al centro di una città. Non in periferia, non in alta quota su qualche pianoro isolato, ma lì, a due passi dal corso, con il Passirio che scorre a fianco e le montagne che fanno da quinta. Matteo Thun, l’architetto che le ha progettate e inaugurate nel 2005, ha risolto il problema con vetro, acciaio e materiali naturali: il risultato è una struttura che dialoga con l’ambiente. Qualcuno la trova un po’ fredda, da “design hotel” più che da terme classiche, ma c’è da dire che l’alternativa – il bunker termale anonimo – non è esattamente più calda.
L’acqua arriva da Monte San Vigilio

Foto Terme Merano/Oliver Jaist
L’origine comincia sottoterra. L’acqua delle Terme di Merano parte dall’area di Monte San Vigilio, sopra Lana, e arriva alla struttura attraverso un percorso sotterraneo di circa milleduecento metri tra rocce di granito e gneiss. È la stessa acqua che trovate nelle bottiglie dell’Acqua Minerale Meranese. Il viaggio nel ventre della montagna la trasforma: povera di minerali, leggermente radioattiva, ricca di silicio, contiene fluoro, tracce di litio, iodio e altri elementi naturali che le conferiscono un profilo terapeutico riconosciuto ufficialmente già negli anni Sessanta dal Ministero della Salute italiano. Applicazioni principali: patologie respiratorie croniche, disturbi reumatici, recupero fisico.
Non è, insomma, acqua qualunque. Ed è interessante che qualcuno si sia preoccupato di spiegarlo bene: alle terme fanno ricerca medica e pubblicazioni scientifiche, e hanno capito una cosa sottile. Quando si usa l’antibiotico per un’infezione delle mucose, la fase acuta regredisce, ma la mucosa non si ristabilisce completamente. L’acqua termale indebolisce il biofilm che i batteri costruiscono per lavorare indisturbati, e la cura termalistica classica – un getto di vapore, uno di inalazione – fa il resto. È una di quelle cose che si sanno ma che raramente si spiegano ai pazienti. Qui, invece, ci tengono.
Il parco: cinque ettari di piscine, ninfee e tartarughe

Ninfee alla terme © Maddalena Stendardi
Se l’acqua è la sostanza, il parco è la sorpresa. Cinque ettari – su sette totali – occupati dalle piscine esterne. Il verde è curato dai giardinieri del vicino Castel Trauttmansdorff, senza uso di pesticidi. Il parco dei bambini è in legno certificato. Il laghetto delle tartarughe è lì con le sue ninfee che sono, dettaglio non banale, le più a nord in Europa. Sopra le cabine, il fotovoltaico.
Dentro il parco il rumore della città non arriva. È una delle cose che sorprendono di più, e che spiegano in parte il senso di questa struttura: un filtro urbano, uno spazio che fa da cuscinetto tra il traffico del corso e qualcosa che assomiglia, almeno per qualche ora, a una foresta temperata.
Il Bio Nature Pool: il cloro è out

Tartarughe © Maddalena Stendardi
Il pezzo forte dell’offerta outdoor è il Bio Nature Pool, il più grande d’Europa, il secondo al mondo per innovazione tecnologica. Niente cloro: due vasche filtranti in cui si sviluppa uno speciale biofilm che libera l’acqua da impurità e, grazie a pompe a risparmio energetico, il Bio Natural Pool funziona in modo autonomo, mentre il PH è stabilizzato dalle piante che crescono sulla ghiaia che circonda la vasca. Il risultato è un’acqua più morbida di quella trattata chimicamente, senza odore, senza alghe, adatta alle pelli più sensibili e controllata ogni due settimane. Un fotosensore conta le persone che entrano in vasca per evitare sovraffollamenti. E importante: nello shop delle Terme, oltre a costumi e teli bagni sostenibili, cosmesi con prodotti altoatesini, si vendono solari che non rilasciano sostanze chimiche in acqua. È una di quelle soluzioni in cui il funzionamento e il racconto coincidono, il che nel mondo del wellness è più raro di quanto sembri.
Dentro: il bagno di vapore al miele, la sala cinema, le suite per coppie

Bagno al vapore. Foto Terme Merano/KOTTERSTEGER
All’interno il catalogo si fa ricco. Il reparto sauna include, tra le diverse offerte, un bagno di vapore al miele altoatesino con pareti retro-illuminate che riproducono le ombre delle api nell’alveare – effetto scenografico riuscito – scrub con miele e sale, stanza della neve, piccola sala relax con bistrot. Il fitness center da quattrocento metri quadri ha attrezzature Technogym, 1.200 iscritti e corsi. La sala relax proietta immagini dall’Alto Adige, come un cinema lento. La sauna al fieno biologico ci fa sentire come in un maso.
Nella SPA il filo conduttore sono le materie prime locali: mele, stelle alpine, uva, fieno, miele, marmo di Lasa per esfoliazioni. Una linea completa per viso e corpo, prodotti che arrivano tutti dall’Alto Adige, così come tutti gli ingredienti usati nei trattamenti. Per chi vuole spingersi oltre, ci sono suite riservate per coppie, con bagno vapore, letto e toilette. Non è un dettaglio da poco, in una struttura che accoglie mille persone al giorno.
Sostenibilità vera, certificata e a volte invisibile

La stanza della neve @Maddalena Stendardi
Le Terme di Merano hanno ottenuto la certificazione EarthCheck nel 2023, diventando – secondo quanto dichiarato ufficialmente – il primo centro termale al mondo a riceverla. EarthCheck valuta consumo energetico, gestione delle risorse, riduzione dell’impatto ambientale, rifiuti, sostenibilità economica e processi interni.
Gli investimenti vanno in quella direzione da almeno quattro anni: fotovoltaico sulle cabine, riduzione della plastica, materiali riciclati, risparmio idrico, approccio paperless con QR code, fornitori locali. Nel giugno 2025 è stata rinnovata l’illuminazione della sala bagnanti, con una riduzione dei consumi di circa l’88% rispetto al precedente sistema alogeno. È il tipo di dato che non fa notizia ma che racconta molto su come si gestisce una struttura: non soltanto estetica, ma misurabilità.
Il punto delicato è la distanza tra la sostenibilità sistemica e la percezione del visitatore. Chi arriva qui vede un grande complesso turistico frequentato, un flusso continuo di persone, una dimensione commerciale ben strutturata. Le certificazioni esistono, gli investimenti ci sono, ma non sempre l’esperienza diretta trasmette quella sensazione di “luogo che risparmia e cura”. È uno dei nodi irrisolti del turismo wellness contemporaneo, e Merano non fa eccezione.
I numeri: 368 mila visitatori, il 45% è di casa

Foto Terme Merano/KOTTERSTEGER
Le terme nel 2025 hanno ricevuto 368 mila visitatori, circa mille al giorno. Il 45% è locale, meranese e dintorni, e questo significa che anche in bassa stagione le terme reggono, perché la comunità le ha adottate come spazio di vita quotidiana, non solo come meta turistica. Il restante 55% arriva da fuori: tedeschi in buona parte, e chi frequenta la stazione sciistica di Merano 2000 e cerca un relax dopo le fatiche in pista.
Sono aperte 365 giorni l’anno, anche questo grazie al microclima mite di Merano. La sezione esterna funziona dal 15 maggio al 30 settembre circa. La struttura è una S.p.A. pubblica: la Provincia Autonoma di Bolzano è azionista di maggioranza, il Comune di Merano e l’Azienda di Soggiorno coprono insieme lo 0,2%. Hanno 155 hotel partner e 110 collaboratori. Nella piazza antistante si tengono eventi (tra i quali i Mercatini di Natale) con capienza di 4.000 persone.
Il paradosso: quando il successo morde la coda

Prodotti cosmetici della SPA. © Maddalena Stendardi
Le Terme di Merano funzionano. Funzionano molto bene, per giunta. Sono probabilmente una delle strutture wellness più avanzate d’Italia sul piano gestionale, ambientale, architettonico e strategico. E proprio questo successo porta con sé una contraddizione che vale la pena nominare.
Le critiche più ricorrenti online riguardano il sovraffollamento: piscine affollate nei weekend, atmosfera non sempre silenziosa, difficoltà a trovare quel relax che si era immaginato; e il rapporto qualità-prezzo, che non sempre regge il confronto con le aspettative che una comunicazione premium inevitabilmente genera. Deposito per asciugamani e accappatoi, kit non inclusi, extra a pagamento: piccoli attriti che in un contesto “normale” sarebbero irrilevanti, ma che in un luogo dove si promette benessere diventano amplificati.
Poi c’è la questione del modello. Le Terme di Merano hanno scelto di essere un hub termale contemporaneo e accessibile, non un retreat esclusivo. Famiglie, turisti, locali, sportivi, anziani, bambini: tutti insieme, tutto l’anno, mille al giorno. È una scelta che funziona commercialmente e che ha un senso civico preciso – le terme come bene collettivo -non come privilegio di pochi. Ma chi cerca silenzio, ritualità lenta, contemplazione, troverà forse qualcosa di diverso da quello che si aspettava.
Il paradosso del turismo sostenibile contemporaneo è esattamente questo: quando un luogo funziona troppo bene, rischia di diventare meno sostenibile dal punto di vista esperienziale. Ed è un tema che l’Alto Adige, che pure è uno dei territori italiani più avanzati nella gestione del turismo, conosce bene, tra Dolomiti iper-visitate, social e pressione crescente sul paesaggio.
Ci si va, e non ci si pente

Foto Terme Merano/KOTTERSTEGER
Le Terme di Merano non sono un posto dove si va per sparire dal mondo. Sono un posto dove si va per godersi un parco straordinario nel cuore di una città bella, immergersi in acqua che viene dalla montagna e arriva filtrata dalla roccia, sperimentare un Bio Nature Pool che non ha equivalenti vicini, fare una sauna con il miele dell’Alto Adige e uscire pensando che non tutto il wellness industriale è uguale.
Se si arriva di settimana, fuori stagione, con il tempo di muoversi lentamente tra le vasche e i percorsi, l’esperienza tiene quello che promette. Se si arriva il sabato di agosto con l’idea di trovare un angolo di solitudine, meglio saperlo prima.
L’architettura di Thun, il parco senza pesticidi, le ninfee più a nord d’Europa, le saune per il relax, la ricerca medica sull’acqua: è tutto lì, disponibile. Peccato solo per chi ci passa davanti e non si ferma. Le tartarughe, almeno, non hanno mai fretta.

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