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catia bastioli

Una donna, il mais e il petrolio

catia bastioli

Fine anni ’80. Il pianeta sta annegando nella plastica. Nessuno sembra particolarmente preoccupato.

Catia Bastioli è una chimica di Perugia che lavora all’Istituto Guido Donegani, il centro di ricerca di Montedison. Ha un’idea che i colleghi accolgono con quella particolare espressione che le persone riservano a chi propone qualcosa di sensato in un momento in cui nessuno è ancora pronto ad ascoltarlo: un sorriso educato e un cambio di argomento.

L’idea è semplice, quasi ovvia: e se facessimo la plastica con le piante invece che col petrolio?

Un imprenditore visionario e una ricercatrice testarda

Nel 1989 Raul Gardini — all’epoca alla guida del gruppo Ferruzzi-Montedison — decide di puntare sulla chimica verde. Vuole prodotti che vengano dai campi, non dai pozzi. L’industria petrolifera non è esattamente entusiasta. Sorpresa.

A Bastioli e al suo team viene affidato il compito di ricavare bioplastiche dall’amido di mais, grano e patata. Cose che fino a quel momento servivano principalmente per fare la polenta e il pane, non le buste della spesa.

1990: il mais vince

Nel 1990 nasce il Mater-Bi: una plastica che ha tutte le prestazioni di quella tradizionale, ma che invece di sopravvivere per cent’anni nell’oceano si degrada in poche settimane trasformandosi in concime. Un comportamento che alla plastica da petrolio non è mai venuto in mente di adottare.

Il primo grande test di credibilità arriva nel 1991: la Walt Disney abbina a Topolino un orologio biodegradabile fatto di pannocchie di mais. Se lo accetta Disney, evidentemente funziona.

Da ricercatrice ad amministratrice delegata 

Catia Bastioli, nel frattempo, scala Novamont con la stessa determinazione con cui aveva scalato la chimica organica: nel 1991 entra come dirigente, nel 1993 è direttore tecnico, nel 1996 direttore generale, poi amministratore delegato. Una progressione che oggi chiameremmo “percorso di carriera accelerato” e che all’epoca era semplicemente una donna brava che continuava a fare il suo lavoro meglio di tutti gli altri.

Sotto la sua guida, con il Mater-Bi si producono sacchetti, posate, piatti, bicchieri, giocattoli, vaschette alimentari e teli agricoli biodegradabili. Il mais, insomma, si è rivelato molto più ambizioso di quanto chiunque si aspettasse.

Il premio e la polemica italiana, puntualissima

Nel 2007 a Monaco di Baviera arriva il premio European Inventor of the Year per i brevetti depositati tra il 1992 e il 2001. L’Europa riconosce che ha cambiato un’industria intera. I suoi brevetti superano il centinaio.

Poi, nel 2018, una legge italiana rende obbligatori i sacchetti biodegradabili nei supermercati. Scoppia una polemica politica. Perché in Italia, si sa, anche le buone notizie vanno discusse animatamente durante una campagna elettorale.

Il 18 ottobre 2023, Versalis, azienda del Gruppo ENI annuncia di aver completato il closing per l’acquisizione del 100% di Novamont; Bastioli già Amministratore Delegato, viene nominata anche Presidente.

Il sacchetto rivoluzionario

Ogni volta che al supermercato prendi quel sacchetto semitrasparente che sa vagamente di amido – quello che tutti trovano leggermente irritante perché difficile da aprire e a volte si strappa con facilità – stai usando qualcosa che esiste perché una chimica di Perugia ha passato decenni a convincere il mondo che il mais poteva fare il lavoro del petrolio.

Non male, per un’idea che all’inizio faceva sorridere educatamente.

Giornalista e Photoeditor, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Vivo tra Milano e la campagna toscana.

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