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Parco Archeologico di Segesta: l’arte di non avere fretta

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© Maddalena Stendardi

Visitare il Parco Archeologico di Segesta significa accettare un’inversione gentile: non sei tu a portare qualcosa al luogo, è il luogo a offrire qualcosa a te. Ti offre silenzio quando ne hai bisogno, prospettiva quando sei troppo vicino alle cose e, se arrivi presto, senza aspettative, ti offre anche quel raro privilegio di mistero, di sentirsi piccoli senza sentirsi soli.

Dicono ci sia un momento, poco dopo l’alba, in cui il tempio dorico di Segesta non appartiene ancora a nessuno. Non ai turisti che arriveranno con la prima corriera, non alle guide con il loro microfono discreto, non ai libri di storia che cercano di spiegare ciò che, in fondo, sfugge sempre a ogni spiegazione. In quel momento il tempio appartiene soltanto alla luce. E la luce non paga biglietto. Fa apparire le cose. Come accade nel Teatro del Parco, sulla collina.

Nel linguaggio degli esperti, anche questo magico momento si chiama slow tourism. Nel mio, si chiama semplicemente vivere bene.

Le origini mitiche

Segesta fu fondata dagli Elimi, popolazione di origine incerta e misteriosa, che la tradizione vuole discendente dai profughi troiani approdati in Sicilia. Secondo il mito, fu Enea stesso a suggerire la fondazione della città durante il suo viaggio verso il Lazio.

La città occupava le pendici e la sommità del Monte Barbaro, una posizione privilegiata, con il controllo del territorio che va dal mare Tirreno all’entroterra. Aveva il controllo delle vie di comunicazione interne, il dominio sulla valle del fiume Crimiso: era punto di mediazione tra culture greca e punica e un centro politico e religioso di primaria importanza

Oggi il Parco Archeologico è uno dei siti più affascinanti e meglio conservati della Sicilia occidentale, testimonianza dell’antica città elima che per secoli ha dominato il territorio tra Trapani e Palermo.

Qui, la parola “sostenibilità” perde finalmente la formalità di un documento ministeriale e torna a profumare di timo selvatico. Il sito è gestito con attenzione crescente all’impatto ambientale, alla mobilità dolce, alla valorizzazione del territorio circostante e non è mai stato restaurato pesantemente.

Percorso tra erbe selvatiche e pietre millenarie

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© Maddalena Stendardi

Dal piazzale di arrivo dove si trova la biglietteria si raggiungono tranquillamente a piedi il tempio e la Porta di Valla, un accesso alla città. Il tempio, rimasto incompiuto forse per le guerre con Selinunte o per l’invasione dei Cartaginesi, è grezzo e aperto al cielo. È questa, forse, la sua prima lezione di ecologia: non tutto deve essere completato per essere bello. Non tutto deve essere utile per avere senso. Costruito nel V secolo a.C., ha 36 colonne doriche, alte circa 10 metri e perfettamente conservate, e le sue dimensioni sono 61 metri di lunghezza x 26 di larghezza: imponente. Rimane ancora oggi il mistero della sua funzione: l’assenza di tracce di culto e la mancata rifinitura hanno alimentato diverse ipotesi, dalla funzione simbolico-politica a quella di monumento commemorativo.

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© Pixabay

Anche il percorso che conduce all’acropoli può essere fatto a piedi, tra carrubi e fichidindia, oppure con la navetta elettrica per chi volesse. La sostenibilità è il fatto che il paesaggio non è stato corretto, la navetta non inquina, il tempio, dopo duemilacinquecento anni, è ancora in piedi senza aver mai chiesto nulla in cambio, se non rispetto.

La collina intorno al teatro è un prato di asfodeli e orchidee spontanee in primavera: nessuno li ha piantati, nessuno li innaffia, nessuno li ha inseriti in un progetto di riqualificazione botanica. Crescono perché qui si è scelto, semplicemente, di non disturbare. Il che è già, in sé, una politica culturale.

Il Teatro, edificato nel III secolo a.C., è posto in alto, scavato nella roccia del Monte Barbaro. La sua capacità è di circa 3.200 spettatori e ha una vista panoramica unica sulla vallata. La forma semicircolare con 20 file di sedili abbraccia l’orchestra di 18 metri di diametro e la scena parzialmente conservata. La sua perfetta acustica ancora oggi è apprezzabile: in estate si tengono concerti e rappresentazioni, alcuni dei quali proprio nell’ora magica dell’aurora.

Altri importanti siti si trovano durante la visita: la Chiesa di San Leone, la Moschea, il Santuario di Contrada Mango, il Castello di Catalabarbaro, l’Agorà…

Riconoscimenti

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© Maddalena Stendardi

Candidato UNESCO come parte del percorso “Città elime”, inserito nei circuiti culturali europei, premiato per la gestione innovativa del patrimonio: sono i riconoscimenti del Parco. Inoltre, il sito si inserisce in una rete di itinerari archeologici della Sicilia occidentale, tra i percorsi del Grand Tour contemporaneo, nei circuiti del turismo culturale sostenibile e nella Greenway Segesta -Selinunte lunga 34 km, un percorso ciclabile e pedonale.

Quest’anno c’è una novità: Archeopass, un biglietto integrato che unisce il Parco archeologico di Segesta, quello di Selinunte e la città di Gibellina, Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. Ideato e promosso da CoopCulture in sinergia con i Parchi diretti rispettivamente da Luigi Biondo e Felice Crescente, introduce con tariffa ridotta anche al Mac – Museo d’arte contemporanea Ludovico Corrao, al Museo delle trame mediterranee della Fondazione Orestiadi e a Belìce/EpiCentro della Memoria Viva, nel cuore del Cresm (Centro ricerche economiche e sociali per il Meridione). L’Archeopass prevede un ingresso in ciascuno dei due siti, Segesta e Selinunte, spendibile nell’arco di una settimana (costo: intero 25,40 euro/ ridotto 14,20 euro)

Segesta continua a stupire visitatori e studiosi per la sua capacità di comunicare, attraverso le pietre millenarie, la complessità di una civiltà che seppe fare della diversità culturale la propria forza. Il lavoro di studiosi ha contribuito a restituire profondità storica e dignità scientifica a questo straordinario sito. La visita al Parco Archeologico è un’immersione in una storia plurimillenaria che ha molto da insegnare sulla capacità dell’uomo di creare bellezza duratura.

Tornerete. E ogni volta crederete di farlo per il tempio. Ma in realtà lo farete per voi.

Parco Archeologico di Segesta — Calatafimi-Segesta (TP). Aperto tutto l’anno. Ingresso ridotto per residenti siciliani. I cani al guinzaglio sono benvenuti: anche loro hanno diritto alla bellezza.

parchiarcheologici.regione.sicilia.it/segesta

Giornalista e Photoeditor, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Vivo tra Milano e la campagna toscana.

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